Industria culturale, al Sud disponibili 107 milioni

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    Fondi Cipe

    Dal 15 settembre, come ricorda “Il Sole 24 Ore”, sarà possibile trasmettere ad Invitalia, con procedura dedicata, la richiesta di incentivi per le imprese della filiera culturale e creativa del Mezzogiorno. Il regime di aiuto – introdotto con decreto Mibact 11 maggio 2016 – è diretto alla concessione di incentivi de minimis per 107 milioni di euro di dotazione complessiva con riferimento a tre ambiti di intervento: creazione di nuove imprese nell’industria culturale, come previsto al titolo II del decreto (41,7 milioni di euro le risorse destinate all’intervento); sviluppo delle imprese dell’industria culturale, turistica e manifatturiera, come previsto al titolo III del decreto (37,8 milioni le risorse destinate all’intervento); sostegno ai soggetti del terzo settore che operano nell’industria culturale, come previsto al titolo IV del decreto (27,4 milioni le risorse destinate all’intervento). Nel primo caso, sono ammessi alle agevolazioni le imprese, per investimenti realizzati presso una unità produttiva ubicata nel territorio delle Regioni Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, di micro, piccola e media dimensione costituite, da non oltre 36 mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, in forma societaria di capitali o di persone, ivi incluse le società cooperative, iscritte al registro delle imprese. Spazio, però, anche alle persone fisiche che intendono costituire una impresa solo dopo l’accettazione della domanda. L’investimento dovrà essere di importo non superiore a 400mila euro e relativo ad attività quali quelle editoriali, di stampa, di produzione cinematografica, gestione di teatri, sale concerti, attività di biblioteche, archivi e musei. Per essere ammesse, però, le imprese dovranno prevedere l’introduzione di innovazioni di processo, di prodotto o servizio, organizzative, di mercato, in una delle seguenti aree: economia della conoscenza; economia della conservazione; economia della fruizione; economia della gestione. La domanda apre le porte ad un finanziamento agevolato, a tasso d’interesse pari a zero, in misura pari al massimo al 40% (elevabile fino al 45%) della spesa ammessa e della durata massima di otto anni di ammortamento, oltre ad un pre-ammortamento di un anno per il periodo di realizzazione dell’intervento. Previsto anche un contributo a fondo perduto, in misura pari, massimo, al 40% (elevabile fino al 45%) della spesa ammessa. Per la seconda area di intervento, le chance sono solo per imprese – come sopra individuate- già costituite ed operanti in alcuni Comuni delle medesime Regioni, con un limite di investimento un po’ più alto (550 milioni), da eseguirsi in settori di attività quali, ad esempio, artigianato tradizionale, attività alberghiere e di ristorazione, attività editoriali e di produzione cinematografica, attività degli studi professionali, attività di noleggio di autovetture ed altri. Diverso, in questo caso, il mix di agevolazioni, con il finanziamento che copre il 60% della spesa ed il fondo perduto che si ferma al 20%. Nella terza area di interventi, infine, spazio alle Onlus operanti nei settori culturali ed artistici, in attività ricreative e di socializzazione.

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