Zanetti difende il Jobs Act: numeri positivi

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Zanetti e D'Agostino

Un sì non è solo per la riforma, ma anche per il Jobs Act. “Gli attacchi alla riforma sono ridicoli perché sono la dimostrazione più chiara e lampante dell’impossibilità di discutere nel merito di una proposta che migliora sensibilmente la nostra Costituzione e il Paese più complessivamente. Con la nostra riforma si supera il bicameralismo paritario e si dà più stabilità al Paese, senza contare che si riducono i parlamentari ed i costi della politica. In più si fa chiarezza sulle competenze legislative tra Stato e Regioni”. Il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti, ad Avellino per un incontro presso la sede di Scelta Civica con il vicepresidente nazionale del partito, l’onorevole Angelo Antonio D’Agostino e il coordinatore provinciale Rino Buonopane, attacca il fronte del no. “E’ solo anti-Renzismo. La verità è che se vince il no si perde una grande occasione e si rischia di bruciare almeno altri dieci anni di tempo. L’altra volta eravamo nel 2006, stavolta, siamo nel 2016, e ci riproviamo. In caso di ulteriore no bisognerà ricominciare d’accapo e mettere in preventivo anche altri 15 anni per arrivare al punto in cui siamo oggi. Ad ogni stop, infatti, il processo si riazzera e si allungano inevitabilmente i tempi”. Ancora una stoccata al fronte avversario “che ha esponenti di estrazioni diverse e disparate: si uniscono per contrastare, ma quando si tratta di proporre si dividono puntualmente”.

Il viceministro è convinto che la Riforma sia anche in grado di riaccendere il motore dell’economia. “Riaccentrando, tra le altre, le scelte energetiche e di promozione dell’Italia all’estero si darà la possibilità a questo governo ed ai successi di definire politiche industriali vere e concrete, nel rispetto naturalmente delle esigenze territoriali che saranno ben rappresentate nel nuovo Senato. Ecco, bisogna capire che questa riforma non serve a Renzi e a questo governo, ma al Paese”. Il viceministro difende il Jobs Act. “Il saldo positivo tra febbraio 2014 e agosto 2016 di oltre 580mila nuovi posti di lavoro è un segnale importante. L’aumento dei licenziamenti è solo una faccia della medaglia: l’altra è la riduzione, ben più consistente, delle dimissioni forzate che, come facilmente intuibile, sono meno tutelate dei licenziamenti. La strada è questo e il via libera alla riforma darà ulteriormente spinta alla ripresa”

 

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