Imprese nel “cratere”: obiettivo 15mila posti di lavoro, oggi 3.500

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Terremoto, un altro capitolo è quello della industrializzazione delle zone terremotate, finita anche nel mirino della Commissione parlamentare d’inchiesta insediata nel 1990 e presieduta da Oscar Luigi Scalfaro. Il piano della cosiddetta “industria in montagna”, da realizzare in nove aree industriali, che a pieno regime avrebbe dovuto creare in Irpinia tra i 10 e i 15 mila posti di lavoro, è stato caratterizzato da chiusure e fallimenti delle imprese, quasi tutte del Nord Italia che, come ha accertato la magistratura, erano interessate soprattutto a incassare i finanziamenti previsti dall’articolo 32 della legge 219, proponendo tentativi industriali già fuori mercato. Attualmente sono poco meno di 3.500 gli addetti impiegati nelle aree del “cratere” irpino, ma non mancano riferimenti produttivi di eccellenza, capaci di attrarre nuovi investimenti, come la Zuegg nel nucleo industriale di San Mango sul Calore (Avellino), la Ferrero in quello di Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino) e, nel settore aerospaziale, la Ema di Morra De Sanctis (Avellino). Trentasei anni dopo la calamità, che insieme al destino delle singole persone ha cambiato anche le prospettive delle comunità, le speranze di sviluppo dell’Irpinia restano concentrate sulla capacità espansiva delle eccellenze industriali nei comparti aerospaziale, informatico e agro-alimentare presenti nelle aree industriali dell’Alta Irpinia e dai nuovi scenari che interessano la Valle dell’Ufita.

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