I migliori atenei d’Italia: il Sud recupera

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Il Sole 24 Ore pubblica la top ten delle università con i risultati migliori nella ricerca in base agli addetti disponibili calcolata dall’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca che con le sue pagelle decide anche l’assegnazione di 1,4 miliardi di quota premiale. Come in passato vince il Nord, ma questa volta dai dati raccolti emerge anche che in media gli atenei che avevano un livello della qualità della ricerca relativamente basso – soprattutto quelli del Sud -, si sono rimboccati le maniche e, se non hanno scalato posizioni, almeno hanno ridotto lo svantaggio. Nella top ten la scuola degli alti studi di Lucca e i due poli d’eccellenza di Pisa – la Normale e il Sant’Anna – e ancora Trieste, Iuss Pavia, Trento, Padova, Venezia Ca Foscari, Milano Bicocca e Bologna. L’indicazione che emerge dai primi risultati della seconda Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr) realizzata dall’Anvur, che ha analizzato la produzione scientifica delle università italiane tra gli anni 2011-2014 è che sono soprattutto gli atenei delle isole e del sud, che nella precedente Vqr mostravano un forte distacco rispetto alle università settentrionali, ad aver fortemente ridotto il gap. Messina, ad esempio, pur rimanendo in fondo alla graduatoria degli atenei per qualità della ricerca (66/mo posto tra le università statali) ha fatto registrare un balzo in avanti del 17% rispetto alla precedente rilevazione. Buone performance anche per la Federico II di Napoli e per il Politecnico di Bari, entrambe con un +12%. Passi in avanti pure per Catania (10%) e Palermo (9%). “Il dato in termini assoluti appare ancora negativo rispetto alla media, ma l’elemento su cui focalizzare l’attenzione – fa notare l’Anvur – è il miglioramento qualitativo che gli atenei meridionali sono stati capaci di realizzare”.

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