Urbanistica: l’architetto di fama internazionale “boccia” Avellino

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Da sinistra: Gengaro, Tomasone, De Maio, Picone e Cagnardi

Augusto Cagnardi, architetto di fama internazionale, “padre” del Puc – Piano Urbanistico Comunale – di Avellino, ritorna nel capoluogo irpino dopo ben 15 anni. Una giornata trascorsa tra i ricordi: è in Irpinia per ricordare forse uno dei sindaci più amati, Antonio Di Nunno, morto due anni fa. Partecipa ad un convegno organizzato da “L’Irpinia”, giornale di politica, economia, cultura e sport, dal titolo: “Dal piano urbanistico all’area vasta. Avellino disegna il futuro”. Cagnardi, appena arriva nella sala blu dell’ex carcere borbonico, viene preso d’ “assalto” dai giornalisti. “Avellino non la trovo molto cambiata, non mi sembra una città cambiata rispetto a quindici anni fa. E’ evidente che tutto il piano da noi immaginato, non sia stato messo in pratica. Questa città mi sembra che abbia avuto un’evoluzione senza scosse, come quelle diligenze che percorrono strade dissestate ma che, bene o male, restano sempre in un equilibrio precario. A questo punto credo che prima si affronti il tema dell’area vasta e meglio è”. Il convegno è stato aperto dall’intervento di Antonio Gengaro, collaboratore de “L’Irpinia” ed ex vicesindaco. “Avellino sta dimostrando che ama ancora molto il sindaco Di Nunno. Credo – sottolinea – che ad oggi, con una maggioranza caratterizzata da una litigiosità estrema, mettere mano all’urbanistica di Avellino sia un delitto. Non si può portare un tema così importante nella Beirut di Piazza del Popolo”.

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