Cisl, j’accuse di Fabrizio: un sindacato troppo vicino alla politica e a De Mita

0
441

In una lettera inviata al quotidiano “Il Corriere del Mezzogiorno”, il giornalista Crescenzo Fabrizio – già segretario generale della Filca Avellino – interviene su quanto sta avvenendo all’interno della Cisl Campania. Fabrizio scrive che si tratta di “un degrado fatto di scelte calate dall’alto di personaggi funzionali a garantire equilibri di potere (insieme a stipendi e pensioni stellari) che partendo da Raffaele Bonanni e attraverso Pietro Cerrito giungevano fino a Lina Lucci e a tanti dirigenti territoriali. Il vero scandalo della Cisl Campania – ricorda – e delle sue articolazioni territoriali non è costituito da telecamere nascoste o da artifici finanziari, ma da un crollo verticale della credibilità politica e della capacità sindacale della Cisl nella nostra regione. I dirigenti che si sono ribellati alla segretaria hanno posto in evidenza il significativo calo degli iscritti a livello regionale, come se tale dato non fosse la somma algebrica di quanto prodotto sui singoli territori e categorie. Territori che molto spesso — è il caso della federazione IrpiniaSannio — sono governati da uomini che vengono dalla Filca, la categoria di lavoratori dell’edilizia. Bonanni veniva dalla Filca, come Cerrito. E Lina Lucci era stata elevata al rango di dirigente regionale prima e di Segretario generale poi in una logica tutta militarizzata, come è nella tradizione della Filca. Lucci fu scelta per garantire questi equilibri: una scelta che sacrificò la candidatura di Enrico Ferrara, un dirigente che veniva dalla gavetta dei territori e soprattutto veniva dalla scuola di un sindacato capace di confrontarsi da pari a pari con gli interlocutori politici e istituzionali e che, con D’Antoni, aveva concretizzato quello «sviluppo dal basso» che è stato l’ultimo, vero progresso concreto delle regioni meridionali. A un dirigente che aveva combattuto per i patti territoriali e i contratti d’area si preferì quindi un assetto che faceva delle consorterie, dei nepotismi e delle pugnalate alle spalle la sua ragion d’essere. Il risultato non poteva essere che un vertiginoso crollo degli iscritti reali e l’inconsistenza sul piano della rappresentanza sindacale e del peso politico in una stagione nella quale si giocano le grandi battaglie della Cisl del passato”. Crescenzo Fabrizio parla di “un sistema di potere che non s’è fatto scrupolo di nulla: la mia vicenda, è solo un esempio, racconta di un segretario territoriale di categoria messo alla porta poche settimane dopo la vittoria in un’importante fabbrica nella quale la Cisl non aveva mai vinto e pochi mesi dopo essere uscito dal coma per un’emorragia cerebrale. E quindi nell’impossibilità di andare fabbrica per fabbrica per presenziare ai precongressi. Non è tanto la mia vicenda, quanto quella di Enrico Ferrara, a dimostrare che in Campania s’è scelto di costruire una Cisl più vicina alla politica che non ai lavoratori: non a caso nel 2008 la Cisl di Cerrito e Lucci scelse di appoggiare l’Udc di De Mita. E chi non segui quella scelta, come me, ha pagato un prezzo altissimo”.

Print Friendly, PDF & Email