Avvocati di Napoli: sciopero della fame ad oltranza

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Hanno ripreso lo sciopero della fame gli avvocati in protesta da sei giorni fuori al tribunale di Napoli. In due, hanno trascorso la notte al Centro Direzionale, coperti soltanto da alcuni sacchi a pelo, davanti all’ingresso principale della struttura, in piazza Porzio. “Due miei colleghi hanno dovuto sospendere lo sciopero della fame su indicazione del medico. Io – spiega all’agenzia Dire Salvatore Lucignano di Avvocatura Democratica – ho ripreso il digiuno da stamattina. Andremo avanti a oltranza fino a quando non otterremo risposte, devono smetterla di ignorarci. Vogliamo che l’avvocatura esca dalla crisi ma questo non è possibile con istituzioni corrotte e attaccate al denaro”. Gli avvocati lamentano quanto sia “scandaloso che in un momento di crisi così forte per l’avvocatura di base – aggiunge Lucignano – le istituzioni forensi manifestino distanza e pensino solo alle proprie indennità di funzione e a rimpinzarsi con i soldi degli iscritti. Chiediamo che consiglio nazionale forense e cassa di previdenza forense ridiscutano la natura delle proprie cariche e l’ammontare delle proprie indennità: 90mila euro annui lordi per le cariche apicali, in un momento in cui gli avvocati di base guadagnano meno di 10mila euro l’anno, credo sia un affronto intollerabile”. La manifestazione è anche uno strumento per raccogliere firme per una petizione “in cui si chiede di ridurre i costi della cassa e per confrontarci con giovani avvocati e colleghi praticanti”. Avvocatura democratica annuncia che la protesta “andrà avanti. Al momento – afferma ancora Lucignano – siamo tra i 60 e i 70 manifestanti, il sit-in è permanente e organizziamo una turnazione. Non rinunciamo alla nostra dignità forense e per questo protestiamo indossando la toga: ci fermeremo solo quando otterremo risposte”.

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