Bufera Cisl, ecco le spese “pazze” dei dirigenti

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La bufera della Cisl si concentra su Napoli con l’ex segretaria generale Lina Lucci alle prese con un’accusa di «malagestio» che lei ha respinto al mittente fin dal primo momento. Oggi su “Il Mattino” ci sono altri particolari. Alle denunce ufficiali s’è aggiunto un dossier giunto nei giorni scorsi alla Procura, e attualmente nelle mani del pm Cimmarotta del pool coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio: quei documenti conterrebbero ulteriori dettagli sui «segreti» della Cisl Campania, racconti di criticità che non coinvolgerebbero la Lucci e che potrebbero portare ulteriore caos in un sindacato alle prese con la tempesta perfetta. Tutta la vicenda della Campania ruota attorno a un momento determinante, la presentazione di un esposto ai probiviri, nell’autunno scorso, da parte dell’allora segretaria generale Lucci. Quel documento finisce sul tavolo delle decisioni di Roma e una manciata di ore dopo, con ineffabile tempismo, arriva il commissariamento della sede napoletana che si trascina dietro tensioni, polemiche e scaturisce nella vicenda giudiziaria di oggi. Ma quali erano i contenuti di quella denuncia presentata ai probiviri della Cisl, che peraltro non hanno ancora emesso un giudizio ufficiale su quelle carte? Ci sono viaggi a spese del sindacato, casse di vino comprate a nome della Cisl e provenienti da aziende che fanno capo a uomini della Cisl, pranzi e cene del dirigente che prediligeva il ristorante della figlia, anche se per raggiungerlo bisognava percorrere quattrocento chilometri, con scontrini da molte centinaia di euro. C’è, soprattutto il racconto dell’espansione imprenditoriale di un gruppo di persone legate alla porzione napoletana del sindacato.

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