De Palma (Fiom) sfida Fca e chiama il governo

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Assemblea ex Irisbus
Michele De Palma

La Fiom sfida Fca e chiama il governo. Michele De Palma, responsabile settore automotive della Fiom nazionale, in Irpinia per incontrare operai e sindacato “in vista di un anno che si annuncia decisivo per il mondo Fiat”. La tappa a Pratola Serra rientra nella campagna di assemblee avviata dalla Cgil in tutti gli stabilimenti Fca, Cnh e Magneti Marelli. Entro il 2018, con la conclusione del piano industriale, tutti i lavoratori dovrebbero tornare in fabbrica, ma sul futuro del gruppo italo-americano si addensano ancora troppe nubi.

Intanto c’è da fare chiarezza sulla vicenda Epa, l’inchiesta dell’Agenzia americana per l’ambiente che accusa il gruppo italo-americano di aver usato software illegali per mascherare l’effettivo livello di emissioni inquinanti di 104 mila vetture diesel, tra Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram. Un caso simile a quello che si è abbattuto su Volkswagen, anche se in quella vicenda pendeva un’accusa di frode che qui non c’è.

“Ma siamo preoccupati anche dalle voci di possibili fusioni e nuove operazioni societarie. Il governo italiano è assente, ai margini di una trattativa che, se andasse in porto, non sapremmo che effetti potrebbe produrre sia da un punto di vista occupazionale che produttivo. Serve un tavolo di confronto a livello centrale: il governo – rilancia De Palma – deve prendere posizione sul futuro del settore auto. Stiamo provando ad aprire un confronto pubblico perché senza politiche industriali che finanzino investimenti su auto ecologiche e di nuova generazione è difficile immaginare un futuro di crescita dell’occupazione nel nostro Paese. Oggi, abbiamo un evidente problema di prospettiva sul prodotto, visto che in Europa è iniziata la corsa all’auto elettrica. In tutt’Europa si sta discutendo sul progressivo superamento del diesel per il problema delle emissioni, ma in Italia siamo in ritardo”.

Mettere in discussione il diesel vuol dire allungare più di un’ombra sul futuro dello stabilimento di Pratola Serra, dove si producono quasi esclusivamente motori diesel. “Fca – aggiunge De Palma – è cresciuta in termini di mercato sia in Ue che in Italia, grazie al lancio di nuovi modelli (Giulia, Levante, Renegade), ma anche alle performance del Ducato. Il problema è che a questo non coincide un ritorno alla completa occupazione dei lavoratori e alla redistribuzione della ricchezza prodotta. Oggi in Fca c’è una differenza salariale con tutti gli altri lavoratori metalmeccanici. L’azienda cerca di saltare la contrattazione collettiva, noi dobbiamo aprire la trattativa tutti insieme e poi lasciare ai lavoratori l’ultima parola”. Una linea condivisa con il segretario provinciale della Fiom Sergio Scarpa che non ha nascosto più di un dubbio sul futuro di Fca.

De Palma chiude con un appello alle altre sigle sindacali. “Non siamo noi ad essere fuori dal tavolo, sono gli altri che ci vogliono fuori, eppure quando i lavoratori sono liberi di votare votano Fiom. Non capisco perchè in Fiat debba andare diversamente, perchè non si possa aprire il confronto sulla contrattazione tutti insieme. Serve normalità anche qui, soprattutto in questa fase, altrimenti rischiamo di lasciar decidere tutto all’azienda”.

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