“Avranno futuro solo le aziende che sapranno costruire valore nel tempo …”

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Marina Salamon

Giorni fa ho letto un articolo di Marina Salamon, stimata e famosa imprenditrice di successo, pubblicato da Il Sole 24 ore, che mi ha fatto riflettere sull’argomento a me molto caro: “Le Risorse Umane”. Da anni penso fortemente che il vero capitale aziendale non sono i macchinari per produrre e né i prodotti ma le Risorse Umane che concorrono a generare  e a sovraintendere il processo produttivo. Quelle stesse persone che ogni giorno sperimentano e generano ricchezza con il loro sapere, il loro fare, il loro pensare, il loro “attivarsi per risolvere una problematica”. In passato ho visto aziende implodere sull’incapacità di gestire i rapporti con i propri collaboratori, soprattutto con i più talentuosi e desiderosi di crescere e di migliorare se stessi e l’azienda. Manager e imprenditori accentratori/narcisisti suicidarsi a tutti i livelli, sia personale che aziendale, pur di dimostrare il loro “essere superiori”, rimarcando costantemente la loro presenza asfissiante, la loro incapacità di avere fiducia nel prossimo, il loro concetto oramai obsoleto di “subordinazione”. Fiumi di ore di riunioni con l’unico scopo di sacrificare la “persona” di turno, di trovare il colpevole e non la soluzione. Le aziende concentrate solo a trovare colpevoli e non a trovare soluzioni alle problematiche “odorano” già di morte! Riunioni fiume che invece di generare il confronto e la condivisione virtuosa, alimentano lotte fratricide e autodistruttive. Il valore è tutt’altra cosa … E’ fatto di persone di buona volontà,  stimolate e motivate a trovare soluzioni da condividere e da sperimentare, che  lavorano in ambienti sereni e stimolanti per il processo creativo che genera buoni rapporti, nuove idee e soluzioni innovative, il tutto a protezione del progetto aziendale. Il business moderno di un’organizzazione funzionale dipende dalla differenza che intercorre tra l’ “Esercizio del potere” e la “Leaderschip Empatica e Autorevole” applicata dai propri Manager.  La gestione delle relazioni interpersonali all’interno di organizzazioni grandi o piccole è stato sempre argomento complesso e spesso sottovalutato dagli stessi manager e imprenditori. La solidità di un’azienda, di un’organizzazione e’ strettamente legata alla capacità delle sue Risorse Umane di generare, gestire e consolidare business. Da sempre a livello aziendale faccio una netta distinzione tra “Risorse Umane” e “Rami secchi”. Avendo il “pollice verde”, nel mio giardino mi occupo di alimentare e potare le mie piante. Proprio loro mi hanno insegnato ad individuare i rami oramai secchi che appesantiscono sia la struttura che la stessa vita della pianta, rischiando di causarne la morte definitiva. La potatura genera la rinascita della pianta, la reazione alla morte potenziale che si manifesta attraverso la comparsa sui rami potati di nuove gemme. Noi uomini somigliamo molto alle piante, quando ci liberiamo di oggetti, persone negative, situazioni complesse e non funzionali  ai nostri obiettivi, rinasciamo come gemme al sole. Le organizzazioni sono l’insieme di uomini che interagiscono costantemente e i cosiddetti rami secchi,  dipendenti che per carattere e volontà  non hanno più nessuno stimolo e scopo comune, rischiano di far morire il progetto.

“Solo le aziende in cui “la gente sta bene“ potranno vivere a lungo … Marina Salamon”

Avete mai visto persone che quando stanno male danno il meglio di se? Conoscete qualcuno che fa cose straordinarie per chi le fa soffrire? Io no e penso nemmeno voi. La parola Risorsa significa “Mezzo che consente di fronteggiare necessità, difficoltà” quindi come si fa a far star male coloro che rappresentano il principale volano del business? Eppure le aziende sono ancora zeppe di manager che lo fanno o in maniera inconsapevole o volutamente per soddisfazione o frustrazione personale, non certamente  a beneficio del team di lavoro o dell’azienda. Oramai si passa più tempo al lavoro che in famiglia, le aziende sono diventate  veri e propri spazi sociali e quindi è necessario che ogni leader in azienda,  porti con sé una responsabilità educativa e motivazionale.

Le Risorse sono le gemme, coloro che lo alimentano e lo tengono in vita, attraverso la loro responsabilità sociale, le loro esperienze, le loro idee, le loro visioni, il loro pensare e fare responsabile e proattivo. Il Manager moderno deve essere un Leader in grado di alimentare le risorse e tagliare i rami secchi, chiaramente dopo aver messo in atto tentativi di recupero. Qui entra in gioco la “Leaderschip empatica ed emotiva”, la capacità del manager di comprendere le potenzialità del collaboratore, sia umane che tecniche, di alimentare, di tenerle in vita attraverso un processo virtuoso di ascolto attivo e di condivisione. La distinzione tra chi gestisce il potere (il Capo) e chi esercita una leaderschip autorevole (il Leader) sta nel fatto che il primo impone scelte calate dall’alto, spesso miopi, inefficaci  e incongruenti in relazione a ciò che oggi chiede il mercato, il secondo crea un clima di condivisione dove tutto viene discusso, accettato e condiviso in comune accordo. In una riunione recente ho apprezzato l’intervento di un Manager  Salvatore V. che rimarcava l’esigenza di passare da un’organizzazione “verticale” o “orizzontale” ad un’organizzazione “circolare” , all’interno della quale tutti gli artefici del business si sentono protagonisti attivi del progetto. Un’ ambiente virtuoso, dove idee, esperienze positive  e non, vengono condivise con semplicità e naturalezza. Penso che questo sia un bel primo passo legato ad un cambiamento organizzativo efficace, quello di creare un ‘ambiente naturale virtuoso dove le Risorse riescono ad esprimersi al meglio, dove il potenziale di ognuno concorre al successo di tutti. Per ottenere questo c’è bisogno di una nuova consapevolezza operativa, dando più spazio a Manager dotati di empatia, di capacità di ascolto e di capacità di autorevolezza. I Capi oggi non hanno più senso, le vere Risorse umane hanno bisogno di guida, di essere ascoltate, capite. Il paradosso che il comportamento di un Manager Capo favorisce i rami secchi che vivono con passività e odio il rapporto con l’azienda. Il rischio è che anche la risorsa umana più preziosa entri nel loop distruttivo del “ a me che me ne frega, lega l’asino dove vuole il padrone”. In questo modo si genera un elevato turnover e assenteismo da stress lavoro-correlato. Si creano situazioni di disaffezione al lavoro, disturbi fisici e psichici, ansia, depressione, perdita di professionalità …. Tutte componenti che fanno odorare di “morte” un’azienda, un’organizzazione!

Consigli …

Circondarsi di Manager e Collaboratori Empatici, dotati di una buona intelligenza emotiva (Daniel Goleman), poco concentrati sull’io e molto portati alla guida e alla condivisione, al gioco di squadra. Persone dotate di valori guida etici e morali alti, rispettosi dell’animo emotivo e umano delle persone. Portate all’ascolto attivo, all’insegnamento, ad essere e al dare il buon esempio, proattive e collaborative. Le procedure tecniche e burocratiche si possono apprendere, al contrario la capacità di Leaderschip deve avere delle caratteristiche di base e dei parametri comportamentali ben definiti, la formazione orientata completa il processo … per questo motivo ho messo a punto un percorso ad hoc denominato ”Management Emotivo” !.

 

 

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