Cubo in Piazza Libertà: ci vo’ nù curagg!

0
364

Dall’avvocato Alfredo Giannella riceviamo e pubblichiamo

D’una città, diceva (più o meno) Italo Calvino, non godi delle sette o settantasette meraviglie, ma della risposta che dà alla tua domanda e  tale semplice e perciò straordinaria riflessione, ha ispirato quanti, anche nel silenzio, hanno voluto la costruzione del bagno pubblico  in  Piazza della  Libertà, ribattezzato “ il cubo per la lap dance”.  Al  mio amico Vittorio che appena ieri, infastidito, mi indicava il “cubo” di Piazza della Libertà, ho detto che è una valida risposta alla domanda di una città popolata da anziani: dove andiamo a pisciare.   Perché se è vero, come è vero, quanto sosteneva Calvino, con la costruzione del cesso pubblico in Piazza della Libertà, l’amministrazione comunale ha risolto brillantemente e per sempre, quell’impellente bisogno fisiologico che, una volta soddisfatto, ti dà quel benessere che ti fa godere del  momento, nel contesto della Piazza,  proprio  come auspicava  il Calvino, il cui pensiero è stato recepito e portato al massimo della sua espressione dai nostri amministratori.  Il mio amico Vittorio mi ha fatto notare che forse sarebbe stato appena il caso di evitare la costruzione del cubo, che sembra introduca alla parte interrata che ospita i servizi, utilizzando altre strutture meno invasive e nemmeno su tale sua osservazione mi ha trovato d’accordo perché, si sa,  gli anziani hanno anche problemi di vista,oltre che di  prostata e  l’imponenza della struttura consente loro di identificarla subito e di non confondere le vasche della fontana con un orinatoio a cielo aperto. Forse, accennava il mio amico Vittorio, meno sicuro della sua iniziale critica dell’opera,  l’ubicazione a ridosso delle “fontane di Piazza della Libertà” poteva essere evitata, spostandolo un po’ più in là ma gli ho dovuto replicare che non ha il senso della scenografia, arte che appartiene agli amministratori comunali ed a tanti architetti: immagina, gli ho detto, nelle serate estive:  l’illuminazione delle fontane si rifletterà anche sulle pareti del cesso, rivestite in marmo,  in un caleidoscopico gioco di colori che esalteranno l’opera e tutti si fermeranno ad ammirarla,  come ipnotizzati, per la gioia e l’orgoglio degli amministratori;  perché anzi,  fosse stato per me, gli ho detto, l’avrei ubicato (il cesso) al centro delle fontane, con una passerella sull’acqua per accedervi e che poteva, tra una pisciatina e l’altra, essere destinata ad una sorta di palcoscenico per spettacoli estivi, dando così una risposta anche alla domanda dei giovani avellinesi che non hanno molte alternative al Corso. Debbo dire, per onestà intellettuale,  che l’idea del cesso al centro delle fontane e pure della passerella,  sembra sia venuta ancor prima che a  me,  al Comune osteggiato  dalla Sovrintendenza che, esperta nella valorizzazione del territorio e delle opere d’arte, ha ritenuto che la distanza tra il cesso e le fontane fosse  quella giusta per ammirarlo meglio, anche al fresco delle chiome degli alberi, profeticamente lasciati lì e non sradicati  come gli altri, proprio per tale scopo.  E poi, e così ho zittito il mio amico Vittorio e concludo, basta  col  piangerci addosso sul fatto che siamo tra le ultime città per  qualità di vita: siamo i primi  al mondo ad avere in una piazza, un  cesso che si erge in tutta la sua senile necessità. Su di un punto siamo d’accordo: come per tutte le opere di grande ingegno si dovrebbe, ad imperituro ricordo, scrivere i nomi di chi  l’ha voluta, su di una lapide, ma nel caso, per ragioni di economia,  basterebbe anche una parete del cesso: ci offriamo per sostenerne la spesa.

Print Friendly, PDF & Email