Asse Flumeri-Bologna: non accettiamo condizioni

0
274
Ex Irisbus
Ex Irisbus

Tutto da rifare. L’ennesima verifica ministeriale sembra cancellare, in un solo colpo, tutte le certezze costruite faticosamente in questi anni sul rilancio dell’ex Irisbus sotto l’egida di Industria Italiana Autobus. L’assenza di Governo e Invitalia pesa non poco sull’esito di un incontro fondamentalmente inutile ed aggiornato al prossimo 3 maggio. “Sono molto più preoccupato dopo l’incontro che quando sono arrivato. Preoccupazione espressa anche dal Comune di Bologna e dalla Regione Emilia Romagna, siamo di fronte all’ennesimo piano industriale che stravolge quelli presentati in precedenza, a fumose previsioni e richieste irricevibili, oltre a promettere che stavolta la predisposizione e l’acquisto del sito di Bologna avverrà, lo aveva già detto anno scorso a luglio”, precisa il segretario della Fiom di Bologna Bruno Papignani. “Ad ogni passaggio il tentativo di porre condizioni pena la chiusura con i libri in tribunale. L’unico aspetto positivo che spazza le polemiche, è che Industria Italiana Autobus sta in piedi solo con entrambi i siti produttivi poi, per il resto, solo richieste assurde: dichiarazione di 40 esuberi indiretti, come se nel frattempo non fosse accaduto nulla, Cigs fino a tutto dicembre 2017, azzeramento di tutti gli accordi aziendali con una riduzione dello stipendio del 30%. Ovviamente abbiamo risposto che non siamo d’accordo su quasi nulla e che la riduzione dei salari e ulteriori esuberi per Bologna sono irricevibili”.

Il responsabile nazionale automotive della Fiom Michele De Palma parla di “un piano prendere o lasciare. Nonostante il lavoro della direzione del ministero, al tavolo erano presenti oltre all’azienda e alle delegazioni sindacali, solo le istituzioni regionali e comunali. La direzione aziendale, nonostante non abbia ottemperato a quanto sottoscritto nelle intese sia per i lavoratori di Bologna che di Valle Ufita, nonostante entrambi gli stabilimenti siano fermi, pur essendoci le commesse, per procedure di cassa integrazione per avviare la riorganizzazione e ristrutturazione e nonostante abbia in parte prodotto autobus fuori dal nostro Paese, oggi al tavolo ha posto delle condizioni senza le quali il piano si bloccherebbe”.

Accordo lontano. “Tra le condizioni ci sarebbero commesse per 550 autobus per anno, un finanziamento per la liquidità, il prolungamento della cassa per i lavoratori di Bologna, la riduzione del personale indiretto di produzione, la riduzione dei salari complessivi, un sostegno alla ricerca e sviluppo delle regioni competenti”. Secondo la direzione aziendale senza queste precondizioni fallirebbe il progetto. Di fronte alle comunicazioni aziendali la Fiom ha chiesto che, vista la gravità della situazione, è fondamentale la presenza del Governo al prossimo incontro che si terrà nella prima settimana di maggio. La Fiom ha inoltre dichiarato che la direzione aziendale, a fronte del rispetto di quanto stipulato e delle azioni intraprese a sostegno dalle Istituzioni, non può in alcun modo porre un aut aut. Non c’è nessun prendere o lasciare ma la disponibilità a un confronto a partire dal rispetto degli accordi che prevedono il ritorno al lavoro delle maestranze.

Asse con Bologna. “Oggi, tutte le strumentalizzazioni sulla presunta contrapposizione tra i lavoratori dei due siti, alimentate nelle scorse settimane sono state spazzate via perché è del tutto chiaro che i due siti non possono vivere l’uno senza l’altro”, si legge ancora nel commento di De Leo affidato a Facebook. “La stessa direzione aziendale ha quantificato nel piano con 130 mezzi per Bologna e 420 per Flumeri l’obiettivo da raggiungere dal punto di vista produttivo. La Fiom proporrà assemblee unitarie con i lavoratori sia a Bologna che in Valle Ufita per informare e preparare il prossimo incontro. La professionalità e la capacità dei lavoratori dei due stabilimenti sono il valore aggiunto che non può essere messo in discussione con ipotesi di scambio tra diritti e lavoro, nei mesi scorsi troppe volte si sono festeggiate false partenze, ora è il momento di aprire i cancelli e tornare a produrre”.

Print Friendly, PDF & Email