“Giornata della Salute della donna”: la grande ipocrisia della Lorenzin

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Giornata della Salute della Donna: tra prevenzione e ipocrisia. Si parla di politica preventiva sanitaria, di vitale importanza non solo per il miglioramento della salute dei cittadini, ma anche per lo sviluppo socioeconomico del Paese e del suo sistema sanitario, ma si riducono gli investimenti. L’Italia, infatti, continua ad essere fanalino di coda nel mondo per la prevenzione e la sanità integrativa. In base al rapporto di Meridiano Sanità – elaborato da The European House-Ambrosetti – i dati rilevano chiaramente che l’Italia investe pochissimo in prevenzione. Nonostante il Piano Sanitario Nazionale preveda una percentuale di spesa per la prevenzione del 5%, il nostro Paese risulta ben al di sotto di questa soglia, e se ci addentriamo nell’analisi specifica delle regioni, i risultati riescono anche ad essere più negativi. Esempio lampante la Regione Lazio che non arriva nemmeno al 2%.

Questa constatazione rende alquanto ipocrita la “Giornata della salute della donna”, istituita su proposta del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che impegnata a sottolineare la consapevolezza e l’importanza del tema della prevenzione per la salute femminile, si è dimenticata di specificare quanto poco investe l’Italia proprio in relazione a tale prevenzione. In un Paese in cui le principali cause di mortalità, morbosità e invalidità sono collegate a malattie la cui incidenza potrebbe essere fortemente limitata attraverso valide politiche di prevenzione, ridurre gli investimenti proprio in tale direzione pare una totale irresponsabilità. Ancor di più, appare paradossale e insensato dedicare un’intera giornata al tema della prevenzione, se nel contempo non si interviene su di esso. E il Ministro della Salute dovrebbe comprendere quanto sia fondamentale investire e, per di più, dovrebbe ben considerare il fattore economico: se l’Italia si allineasse alla media europea degli investimenti per la prevenzione, si potrebbero ottenere risparmi, nell’arco di dieci anni, pari a otto miliardi di euro.

In un sistema sanitario già gravemente colpito, in cui la prevenzione dovrebbe essere una priorità, innanzitutto per la salute dell’intero Paese, ma anche per il risparmio – finora sfumato – che ne deriverebbe, l’unica soluzione è investire molto di più e con forza, e non tollerare queste patetiche farse su campagne che riguardano uno dei diritti fondamentali dell’individuo, la salute.

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