Agricoltori e consumatori uniti per difendere chi lavora la terra

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Chicchi di riso come simbolo della Campagna nazionale a difesa di chi lavora la terra. Riparte la XV Campagna nazionale “Abbiamo riso per una cosa seria”, l’iniziativa che unisce le forze di contadini e consumatori consapevoli a favore dell’agricoltura familiare in Italia e nel mondo, contro lo sfruttamento di chi lavora la terra. Un progetto promosso da FOCSIV-Volontari nel Mondo, insieme a Coldiretti e Campagna Amica e che si avvale del patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e della diffusione nei Centri Missionari Diocesani della CEI per difendere la terra, contro il suo abbandono, il caporalato e la schiavitù di chi sottopaga i prodotti agricoli e il lavoro nei campi e per sostenere le piccole comunità rurali, richiedere politiche adeguate, promuovere il valore dell’agricoltura familiare come risposta alla crisi globale, ai cambiamenti climatici, alle migrazioni. “Garantire il diritto al cibo a partire dai più vulnerabili – ha dichiarato Gianfranco Cattai, Presidente FOCSI – e liberarci dalla schiavitù dei prezzi imposti dalle multinazionali dell’agroalimentare, dal fenomeno del caporalato, dai condizionamenti dell’agribusiness, dai cambiamenti climatici e dalle cause che portano all’emigrazione di milioni di persone. Ben consapevoli che solo dall’agricoltura familiare si può avere una risposta alla fame, al bisogno di lavoro e allo sviluppo umano secondo una visione più equa e più giusta di democrazia alimentare e di ecologia integrale”. L’intervento italiano, in particolare, vuole mettere in evidenza come oggi i lavoratori stranieri siano una parte determinante per la crescita del settore agricolo nel nostro Paese, tanto da contarne, secondo i dati della Coldiretti, oltre trecento mila impiegati con un regolare contratto in agricoltura.

“Dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana a quella africana in vendita nei supermercati italiani fino ai fiori del Kenya, un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori, a partire da quella sul caporalato, vigenti nel nostro Paese”, afferma il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “sono solo alcuni dei prodotti stranieri che sono spesso il frutto di un “caporalato invisibile” che passa inosservato solo perché avviene in Paesi lontani, dove viene sfruttato il lavoro minorile, che riguarda in agricoltura circa 100 milioni di bambini, di operai sottopagati e sottoposti a rischi per la salute, di detenuti o addirittura di veri e propri moderni “schiavi”. Non è accettabile che alle importazioni sia consentito aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato ed è necessario, invece, garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale e a tutela della dignità dei lavoratori in ogni angolo del Pianeta”. Un modello capace di coniugare diritto al cibo e dignità dell’uomo, in grado di restituire il diritto di produrre, prima di tutto, gli alimenti necessari al proprio sostentamento e poi ad avviare un processo di economia territoriale.

“Contrastare la vergogna del fenomeno” – così come dichiara il Vice Ministro Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero – certamente rappresenta per il nostro Paese un esempio di impegno, ma per raggiungere un importante traguardo di civiltà sono necessarie delle risposte di accoglienza e di legalità ai lavoratori. Si riparte dagli stadi del Campionato Serie B conTe.it, per arrivare nelle piazze italiane con il tradizionale pacco di riso – l’alimento più consumato al mondo tra i poveri – 100% italiano della Filiera degli Agricoltori Italiani il 6 e 7 maggio, offerto da oltre 4000 volontari per una donazione minima di 5,00 euro.

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