“Uno come Paolo non morirà mai”. Ciao Mister Pagliuca

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Pianti ininterrotti. Commovente, quasi senza fine, quello di una ragazzina, una sua alunna dell’Istituto Comprensivo di Monteforte Irpino, seduta lì in prima fila. Ma non solo il suo, pochissime le persone con gli occhi asciutti. Anche un caldo sole ha voluto salutare per l’ultima volta Paolo Pagliuca, sconfitto da un terribile male  – dopo aver combattuto, quasi vincendo, in maniera eroica – da un maledetto tumore scoperto nel 2014. Si è arreso alla soglia dei 60 anni, pochi giorni dopo la morte della mamma. Per mister Pagliuca si è fermata una città intera, una provincia. Gremita, e non è la solita frase fatta, la chiesa di San Ciro. Dentro c’erano i colori, i suoi colori, quelli biancoverdi, impressi sulla sciarpa ed in una maglietta poggiate sulla bara insieme ad una rosa rossa. Paolo Pagliuca non era solo un riferimento nello sport, era l’amico di tutti, conosciuto da tutti.

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Insegnante di educazione fisica, dj, allenatore ed anche scrittore. Tante passioni di un uomo vero che solo la malattia, ma dopo tanto tempo, lo ha sconfitto. Nonostante tutto, continuava a trasmettere i valori veri e sani dello sport. Prima ai calciatori dell’Avellino, ora ai giovani della Sidigas. “Era bello lavorare con lui”, commenta il coach Pino Sacripanti. Il campo e la curva sud, che gli ha dedicato uno striscione, erano i suoi elementi naturali. Non importa che campo fosse. Dal calcio al Campo Coni, insieme all’amico di tante battaglie Giuseppe Saviano, per Sportdays e tanto altro. “Uno come Paolo non morirà mai”, ripete Saviano, convinto. Come lo sono convinti tutti, in questo pomeriggio di primavera, quando la curva Sud lo saluta con un coro ed i suoi ragazzi, quelli del basket, con il classico saluto che si fa prima di ogni partita.

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