Casi di tubercolosi, San Potito e Irpinia in allarme

0
500

“A San Potito ci sono dei casi di tubercolosi. Sono coinvolti anche dei bambini ma nessuno si è preoccupato di agire in tempo sia per chi è affetto, sia per tutti noi che viviamo in paese. A quanto pare tutti sapevano ma nessuno ha parlato”. A denunciarlo sono alcuni cittadini di San Potito Ultra, piccolo paese in provincia di Avellino, preoccupati per la salute collettiva. La notizia della presenza di persone affette da malattia tubercolare girava già da qualche giorno. Poi la conferma del sospetto arrivata a seguito di una comunicazione ricevuta dal dirigente scolastico del plesso di Manocalzati, di cui la scuola materna e di primo grado di San Potito Ultra fanno parte. “Siamo stati convocati dalla dirigente che ci ha avvertito di quanto stava accadendo – spiegano alcune mamme – . I nostri figli sono stati sottoposti al test per verificare se ci siano stati casi di contagio nell’ambiente scolastico. E’ disarmante che non ci siano state comunicazioni ufficiali da parte del Comune o dell’Asl. E sia chiaro: la nostra non è una caccia all’untore, chiediamo solo che venga rispettata la salute pubblica e che tutto sia fatto alla luce del sole, secondo quanto previsto dalle leggi”.

La rabbia dei cittadini incalza, pur avendo ricevuto conforto sia dal commissario FullSizeRender(1)Mario La Montagna, il dottore Giuseppe Conte, direttore della struttura complessa di Igiene e Sanità pubblica, e il dottore Lamberto Pianese, dirigente per il servizio dipendenze patologiche. I dirigenti dell’Asl hanno provato a tranquillizzare i cittadini presenti evidenziando che si sta agendo secondo quanto previsto dalla normativa nazionale. “E’ opportuno che non vi agitiate – esordisce Conte – Ai sensi della legge che disciplina la prassi per le malattie tubercolari non è necessario procedere a disinfezione dei luoghi frequentati dalle persone portatrici della malattia. “L’Asl ha saputo quanto accaduto ed ha avviato immediatamente il protocollo -spiega Pianese –  In questi casi, di norma, bisogna procedere a cerchi concentrici valutando anzitutto il livello di contagio familiare e, poi, procedere verso l’esterno. Nel caso di specie non si è potuto operare in questo modo perché c’è stata una sorta di vizio di comunicazione che ha FullSizeRender(2)determinato la diffusione della notizia nel plesso scolastico frequentato dall’alunno colpito dalla tbc, generando il panico collettivo”.

Il vizio di comunicazione è il punto nodale della vicenda. Dal Comune fanno sapere di non aver ricevuto nessuna notizia ufficiale. Dall’Asl sostengono che la comunicazione sia avvenuta in data 25 aprile. “E’ davvero possibile che nessuno sapeva ufficialmente della presenza da mesi sul territorio del paese di casi di tbc? – continuano a domandarsi i sanpotitesi – E’ possibile che su una vicenda così delicata ci sia stato un difetto di comunicazione?”. Lo sconforto collettivo è amplificato dall’ansia per i risultati del test mantoux effettuato sui bambini. Sulla base di questi risultati si stabilirà il successivo step da seguire.

Print Friendly, PDF & Email