San Potito: familiari infetto tornati in Romania. Test negativi tubercolina

0
591

Ad una settimana dall’applicazione del trattamento sanitario obbligatorio che ha visto coinvolto un uomo di origini rumene per non aver rispettato le visite previste dal protocollo sanitario per la tbc, i sanpotitesi restano in allerta. I risultati del mantoux test effettuato sui bambini della scuola materna e primaria, ad oggi, sono tutti negativi. Dal Comune il commissario prefettizio La Montagna rassicura i cittadini, ribadendo che non c’è nessuna epidemia, ma solo casi isolati rispetto ai quali si sono prese tutte le precauzioni a norma di legge. Lo stesso è stato fatto dal Prefetto e dall’Asl di Avellino. Attualmente in paese si contano tre contagi per tubercolosi: oltre l’uomo soggetto a tso, un dodicenne e una bambina. Si apprende, inoltre, che da circa una settimana i familiari dell’uomo infetto abbiano lasciato il comune irpino per tornare in Romania dove esistono centri per la cura della tbc essendo la malattia ancora ampiamente diffusa. I cittadini restano comunque con il fiato sospeso. Tra le vie del paese regna l’apprensione per il dodicenne ancora ricoverato al reparto di infettivologia dell’Ospedale Moscati di Avellino, oltre che la preoccupazione per la salute collettiva.

A seguito del contagio del ragazzo, che sarebbe avvenuto sul pullman di linea utilizzato per recarsi a scuola, alcuni cittadini hanno deciso di sottoporsi spontaneamente al test della tubercolina e molti altri si apprestano a farlo nelle prossime settimane. “Il nostro non è allarmismo ingiustificato – dichiarano alcuni sanpotitesi -. Siamo solo preoccupati che ci sia un’espansione incontrollata della malattia”. E specificano: “La famiglia rumena era ben integrata nel paese e veniva anche aiutata dalla comunità vista la situazione di indigenza in cui si trovava a vivere. Qui il problema non è razziale, come qualcuno ha sostenuto. Se il primo infetto fosse stato un nostro compaesano, avremmo avuto lo stesso atteggiamento, allarmista e apprensivo. A noi spaventano le malattie, non le origini delle persone”.

Print Friendly, PDF & Email