Altro che Los Angeles: ecco Canalewood, fantasia al potere

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Canalarte è anche cinema di strada: la “rivoluzione” di Canalewood. Canalarte compie 20 anni, Canalewood tre. Il tutto grazie alla grandezza del regista Umberto Rinaldi, vero “mago” del cinema. La terza edizione, dal “Chi ha detto che non sappiamo volare?”, riproporrà il cinema di strada secondo la visione della gente di Canale. Grandi film classici, nazionali ed internazionali, rivisti e maltrattati: da “No Grazie, il caffè mi rende nervoso”, pellicola di Lodovico Gasparini con attori principali Massimo Troisi e Lello Arena, a  “Casablanca” del 1942 in cui magnifica fu l’interpretazione di Ingrid Bergman, “Il Laureato” con Dustin Hoffman, “Titanic” di James Cameroon, “Gli intoccabili” di De Palma, il tormentone de “La Febbre del sabato sera” con Travolta e tante altre pellicole significative per la settima arte. Particolare attenzione al grande Totò, morto cinquant’anni fa: ne verranno ricordati film, citazioni, espressioni e gag più esilaranti. Ma c’è un’importante novità in Canalewood: i protagonisti di Canale proveranno a raccontare una storia tutta loro, personale, che vada al di là dello spezzone cinematografico riproposto e che proponga come tema e risoluzione del racconto il tema del volo, centrale nella ventesima edizione di Canalarte. L’esperimento principale, ancora una volta, è portare il cinema fuori le sale chiuse, renderlo libero e fruibile senza una mera visione passiva della pellicola. Il cinema può ispirare e divertire, far riflettere e imitare. Non è solo visione.

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