La birra irpina conquista i mercati internazionali

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Monteverde

Prendete il grano e l’orzo dei terreni di Monteverde, l’acqua che sgorga dalle sorgenti di Caposele e aggiungete la passione, il coraggio, la capacità di rinnovamento, e un amore senza limiti per le tradizioni e otterrete l’oro giallo della terra d’Irpinia: la birra Serrocroce di Vito Pagnotta.

Le birre Serrocroce

Se è vero quanto scriveva Johann Wolfgang (von) Goethe e cioè “che conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena”, poiché è solo teoria, “saper dove meglio si spini la birra, è vera geografia e pratica vera”, noi irpini questa pratica ce la ritroviamo in casa. E’ il resto del mondo semmai che per scoprire la “vera geografia” dovrà  fare un po’di strada e raggiungere la vetta incantevole di uno tra i borghi più belli d’Italia, ovvero quello di Monteverde.

Vito Pagnotta, uomo capace di reinventare la tradizione, di inserire la produzione di birra in una terra dove il monopolio indiscusso è stato da sempre quello dei grandi vini, propone con spirito di inventiva una prodotto di grande qualità. La birra artigianale da filiera agricola Serro Croce è una birra non filtrata e non pastorizzata, rifermentata ed affinata in bottiglia.

Quattro le punte di diamante dell’azienda vincitrice dell’Oscar Green 2017 Camapnia: birra fresca, birra chiara, birra ambrata e la neonata Granum. La Granum presenta un aroma fresco ed inebriante, caratterizzato dall’impronta dolce e inconfondibile dei cereali, dei grani antichi, tra cui Senatore cappelli, e delle spezie come il coriandolo. In onore di quest’ultima creazione, l’azienda Serrocroce ha di recente aperto le sue porte, lasciando entrare curiosi ed appassionati e deliziandoli tra musica e degustazioni.

Ed è proprio in questa occasione che il produttore ha sottolineato la chiave vincente del suo successo: “tutta la squadra Serro Croce”. Una visione, un sogno quella di Vito Pagnotta, legato alla sua terra, al grano, alle sue radici, agli insegnamenti di chi lo ha preceduto, di quelle gente buona ed onesta che Scotellaro avrebbe definito con “la faccia di terra e le braccia di legna secca colore di mattoni”.

Tante le sfide affrontate dal produttore irpino in questi anni: tra le prime, vinte, esportare l’oro giallo nella terra del sushi ed una seconda (ed un’altra), appena avviata, quella di educare la patria della vodka, a convertirsi all’elisir irpino. E allora quale augurio migliore si può immaginare se non un “На здоровье” (trad. “salute”) dal retrogusto irpino.

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