17 agosto-12 settembre, Barcellona oggi: il racconto dalla Rambla

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Se andate a cercare nell’enciclopedia medica la definizione di convalescenza troverete la seguente dicitura: “periodo intermedio che intercorre tra la fine dello stato di malattia (o dopo un’operazione chirurgica) e la ripresa completa dell’organismo”. La convalescenza è dunque un momento di massima vulnerabilità per il paziente essendo questi particolarmente debole e quindi ad alto rischio di essere contagiato. Orbene, se è vero quanto sostiene il noto scrittore catalano, Carlos Ruiz Zafón, ovverosia che “le città sono organismi, degli esseri viventi” anche i luoghi, al pari delle persone, possono  vivere una forma di convalescenza, a volte in seguito a gravi calamità naturali, altre volte per le azione scellerate degli uomini, e altre ancora perché tali scellerate condotte arrivano ad un grado talmente alto di imprevedibilità e di potenza da somigliare a vere e proprie calamità naturali. Se a vivere il periodo di convalescenza è una città, quindi, ci si aspetta di trovare questa ripiegata su se stessa, indebolita, dolorante e vulnerabile. Questo nella maggior parte dei casi, ma non se la paziente in questione si chiama Barcelona.  Immaginate che tra la vita e la morte si interponga una strada dove la tragedia e la speranza camminino insieme, dove il flusso del divenire le comprenda e le tolleri entrambe, dove il rispetto per le vittime e la voglia di non cedere psicologicamente al nemico coesistano, pensate a questa strada come ad un sentiero di pace e di fratellanza. Ecco, esattamente questo è La Rambla di oggi, un luogo dove il ricordo della tragedia si unisce alla speranza e al senso di rinascita.

Lasciandosi dietro le spalle Plaça de Catalunya, quando si arriva all’ultimo semaforo prima di immettersi nella Rambla, subito si intravede un temporaneo altare funebre fatto di mazzi di fiori, lettere, candele, magliette, e oggetti vari, mentre poco più in là, posizionati su ambo i lati del grande accesso alla via, vi sono ora stabilmente due furgoni della polizia a presidiare e a fare da barriera, impedendo in tal modo l’accesso a qualsiasi tipo di autoveicolo. Superata la polizia La Rambla appare come sempre, piena di gente, un alveo brulicante di vita. Le persone camminano spedite, si fermano solo a dare il loro commiato in quel punto iniziale e a metà del percorso, precisamente nel luogo dove migliaia di persone hanno lasciato, nei giorni successivi all’attentato, delle scritte con gessetti colorati a sostegno di Barcellona. Tra i vari messaggi che ho letto ce n’è uno che mi ha colpito particolarmente: “Isis in crisis”.

Come se l’autore di quelle parole, in un gioco di rime, volesse sottolineare che La Rambla non rispondendo con la paura abbia messo l’Isis appunto in uno stato di crisi. E in effetti il terrore, inteso come la conseguenza perseguita da ogni attentato terroristico, nella città catalana non ha avuto troppe ore di vita, e questo è ciò che inequivocabilmente si rileva a distanza di qualche settimana.

In tale clima di coraggio generale non manca, però, chi confessa di aver paura, di non avere la forza di tornare su La Rambla, e chi dice che soffrirebbe troppo. Altri invece invece sostengono che  Barcellona ha reagito con maggiore impeto alla caduta perché la Spagna è un Paese che avendo vissuto gli anni del terrorismo dell’Eta– Euskadi ta azkatasuna questo il significato dell’acronimo Eta- è più “rassegnata” nonché preparata- per quanto ci si possa davvero mai preparare a tali sciagure – all’imprevedibilità di tali condotte criminali.

Tempo di convalescenza breve dunque per “L’incantatrice”, che in questi giorni si sta preparando in maniera concitata per l’evento del referendum per l’indipendenza che si terrà il primo di ottobre, e alle festività della Mercè in programma per la fine di settembre. Il Consiglio Comunale dal canto suo, invece, ha creato il sito web “Barcellona Educa Per la Pau” con risorse educative per aiutare gli insegnanti ad affrontare il tema dell’attacco del 17 agosto a La Rambla e quindi lavorare per la cultura della pace. Il clima di rasserenata speranza è capace di rassicurare anche i tanti turisti presenti, i quali si muovono confidenti in ogni via, piazza e monumento della città.

Se “le città sono organismi ed esseri viventi” e “Barcellona una donna” non si può che immaginarla come una coraggiosa eroina di altri tempi, marcatamente indipendente e smisuratamente attaccata alla vita.

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