Zes, nuovi posti di lavoro anche nelle aree interne: parola di Grassi

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E’ atteso entro novembre il Decreto Ministeriale con i criteri di individuazione delle Zes, le Zone economiche speciali che in Campania comprenderanno i porti di Napoli e di Salerno e le loro aree retroportuali. Sarà un vero e proprio salto di qualità per lo sviluppo delle economie delle due città che si affacciano sul mare, ma non solo, secondo Vito Grassi, industriale del settore dell’efficienza energetica patron della Graded Spa e vice presidente dell’Unione degli industriali di Napoli con delega alle Infrastrutture, Trasporti e Portualità: “Le nuove opportunità si tradurranno in un aumento della competitività delle imprese insediate, attrazione di investimenti diretti, soprattutto da parte di soggetti stranieri, incremento delle esportazioni, creazione di nuovi posti di lavoro e in un più generale rafforzamento del tessuto produttivo, attraverso stimoli alla crescita e all’innovazione. E l’effetto crescita non si fermerà solo a Napoli e Salerno ma si ripercuoterà anche sulle aree interne”.

Quale ruolo potranno giocare per la Campania le Zone economiche speciali che il governo sta approntando?

L’impatto sarà senz’altro importante, perché l’attrattività è indubbia se si allineano sgravi fiscali per le imprese, costi e barriere doganali a burocrazia ridotta, incentivi per gli investimenti e deregolamentazione contrattuale e contributiva. In quelle a cui il governo italiano sta mettendo mano, ad esempio, sono previsti crediti di imposta elevati fino a 50 milioni per ciascun investimento. Determinante può essere la formula dei contratti di programma, che coinvolgono grandi imprese e consorzi di Pmi in piena salute, in settori che sono propulsivi, con passaggi burocratici definiti ex ante.

In quali nuovi opportunità, dunque, si tradurranno le Zes per l’economia della regione?

L’avvio delle Zes attiverà un programma di investimenti produttivi e infrastrutturali capace di far crescere il prodotto interno lordo della regione e far finalmente ripartire l’intera economia campana. Le nuove opportunità si tradurranno in un aumento della competitività delle imprese insediate, attrazione di investimenti diretti, soprattutto da parte di soggetti stranieri, incremento delle esportazioni, creazione di nuovi posti di lavoro e in un più generale rafforzamento del tessuto produttivo, attraverso stimoli alla crescita e all’innovazione.

In che modo le Zes incideranno sulla creazione di nuovi posti di lavoro?

Il decreto legge contiene  importanti norme come quelle sulla ricollocabilità dei lavoratori delle aree di crisi industriale del Mezzogiorno, che prevede una copertura finanziaria fino alla fine del 2018, e quelle sulla imprenditorialità giovanile, che permette un vasto programma per promuovere il lavoro autonomo, i talenti e la creatività dei giovani in tutto il Mezzogiorno. E l’effetto crescita non si fermerà solo a Napoli e Salerno ma si ripercuoterà anche sulle aree interne.

In che modo?

La legge sulle Zes ha introdotto come discrimine che ai porti siano agganciate le attività produttive. In Campania è confermato che la Zes si articolerà su quattro pilasti: i porti di Napoli e Salerno; gli interporti di Nola e Marcianise. Ciò vuol dire che le imprese sannite e irpine potranno avvantaggiarsi anch’esse di una logistica organizzata e di importanti garanzie in termini di fiscalità e semplificazione burocratica.

Detta così pare quasi che le Zes saranno la panacea di tutti i mali del Sud…

Non sono la panacea di tutti i mali, ovviamente, ma possono dare un contributo fondamentale a spingere il Mezzogiorno a diventare un hub euromediterraneo degli scambi, aprendosi a economie che, in Medio Oriente come in Africa, o sono già emerse prepotentemente o lo saranno in futuro. Basti pensare che Il Sud ha un interscambio coi Paesi dell’Area Mena, ossia del Medio Oriente e del Nord Africa, di quasi 14 miliardi di euro, circa il 20% del totale Italia verso quest’area. La quota di export invece è del 15%, più elevata della media italiana che è al 10%. I numeri quindi confermano la vocazione geografica di un Sud Italia che è il cuore del Mediterraneo.

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