Ciriaco De Mita e il favore dal giudice arrestato. Aias: possibile colpo di scena

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De Mita e il favore dal giudice arrestato. Titola così “Il Fatto Quotidiano” un articolo a firma di Vincenzo Iurillo. Il giornale diretto da Marco Travaglio ricostruisce una telefonata che l’ex presidente del Consiglio, ora sindaco di Nusco, avrebbe fatto al giudice civile di Salerno, Mario Pagano, arrestato il mese scorso per corruzione, con l’accusa di aver pilotato sentenze civili, tributarie e del lavoro, grazie a collegamenti con amici magistrati del Salernitano.

Stando a quanto scrive il giornale, la Procura di Avellino avrebbe chiesto a quella di Napoli gli atti dell’intercettazione telefonica. La telefonata sarebbe intercorsa il 20 febbraio del 2016. De Mita chiede al giudice di ricevere una persona “dalla faccia non molto raccomandabile” perché “ti deve chiedere una cortesia semplice”. La Squadra Mobile trascrive il nome in Gerardo Bigotta.

“Il sospetto del procuratore capo Rosario Cantelmo – scrive il giornalista de Il Fatto – e dell’aggiunto Vincenzo D’Onofrio, nato attraverso fonti giornalistiche, è che possa trattarsi di Gerardo Bilotta, ex assessore di fede demitiana e indagato ad Avellino insieme alla moglie di De Mita, Annamaria Scarinzi, in un fascicolo riempito dalle informative della Guardia di Finanza che ipotizzano a vario titolo accuse di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, reati fiscali e false fatture, abuso d’ufficio. Bilotta è nel mirino degli inquirenti in qualità di amministratore dell’ ‘Aias Avellino Onlus’, un centro di riabilitazione riconducibile a un imprenditore irpino, e gli inquirenti lavorano anche sui collegamenti tra Aias e ‘Noi con Loro’ (hanno sede nello stesso stabile), la onlus di Lady De Mita che si occupa di assistenza ai disabili”.

Come sottolinea il giornalista “col nome di Bilotta quella conversazione tra De Mita e Pagano acquisterebbe un senso”. “Le procure di Napoli ed Avellino sono accomunate da una cosa: la curiosità di sapere quale “cortesia” il raccomandato di De Mita, chiunque esso sia, doveva chiedere a Pagano”.

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