Non ci sono i fondi per i cateteri, malati arrangiatevi: la buona sanità non abita qui

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Asl

Chi mi conosce lo sa, non ne faccio segreto: soffro di endometriosi profonda che mi ha procurato conseguenze importanti. Per chi non mi conoscesse – e soprattutto non conoscesse l’endometriosi – chiedo un po’ di pazienza: vi prometto che prossimamente ne parlerò in modo più chiaro.
Ora, perdonatemi, la priorità è un’altra. Se è vero che scrivere significa portare gli altri a conoscenza di fatti o persone che a loro altrimenti resterebbero ignoti, allora quanto sta accadendo non può restare sottaciuto. Tacere in questo caso significherebbe appoggiare un sistema marcio, rispetto al quale una persona perbene non può restare in silenzio.
Ma torniamo ai fatti storici. Come vi dicevo soffro di endometriosi e ho avuto conseguenze importanti. Non sto qui ad annoiarvi con la bella, ma anche brutta sanità, con cui mi sono scontrata negli ultimi 18 mesi. Sta di fatto che tra le conseguenze da me riportate per la patologia, c’è anche quella di usare dei simpatici cateteri per espellere l’urina: cosa che naturalmente faccio per necessità, e non per onanismo né per bieco masochismo sia chiaro.

Ebbene, questa mattina, come da indicazioni dell’Asl Avellino, mi presento per prenotare il mio trimestrale approvvigionamento di cateteri monouso. Ed ecco qui la sorpresa: mi viene comunicato che il bando per l’acquisto di presidi come cateteri e stomie è già da un mese bloccato e che non si può prevedere, al momento, quando si provvederà a sbloccare la procedura per procedere all’ordine degli stessi. Potete immaginare la mia faccia: tra lo stupore e l’incertezza ho chiesto chiarimenti. E la risposta è stata secca: “il bando per gli ordini è bloccato già da un mese. Per adesso non posso assicurarle nulla”.

Ahimè, a nulla è servito imporsi o sottolineare che “se pago le tasse mi aspetto un welfare a livello delle mie esigenze” o “è un mio diritto, non lo faccio per piacere”. E mi sono detta anche: “Strano, in Campania riducono di 10€ il ticket ma non danno i fondi per comprare presidi cosi importanti. Ci sarà un errore!”. Ma la mia spiccata buona fede, vi dirò, è stata subito colpita al cuore! Mi è stato fatto presente, infatti, che ci sarebbe la necessità di avere un’attestazione di invalidità così da rendere la pratica completa per evitare che mi facciano problemi nell’erogazione dei cateteri. Peccato che io aspetti la visita all’Inps da sei mesi e, molto probabilmente, ne aspetterò almeno altri tre per avere un certificato che attesti le mie menomazioni. Ma anche questo è un capitolo che tratteremo successivamente.

Tornando ai cateteri, mi sono armata di buona volontà e mi sono detta che forse per un mese potevo comprarli, come se non avessi ancora speso troppi soldi nell’ultimo anno e mezzo per curarmi. E così ho chiamato l’azienda produttrice e ho scoperto che 30 cateteri mi costano – perché sono un privato cittadino e non un’azienda pubblica che ha l’appalto – nientedimeno che 88€. Siccome me ne servono 120 al mese, fate voi un po’ il conto. La matematica, qui, è l’unica cosa certa.
E allora ho capito che no, proprio non posso sottostare a queste lesioni morali, legalizzate dal nostro Stato: ho pensato a chi sta peggio di me ma non ha la forza e gli strumenti per parlare, urlare la propria indignazione.
Proprio non posso accettare che presidi quotidiani, di prioritaria urgenza, come cateteri e stomie non vengano fornite dalle strutture sanitarie. E attenzione, il punto non è solo inerente a questi presidi, che rappresentano l’apice di un iceberg che pone le sue basi nell’oceano delle disfunzioni più totali. Il punto è l’inefficienza in cui navighiamo a vista, senza prospettive per il domani.
Non accetto che la vita di un malato venga complicata non solo dalla malattia, ma anche dalla burocrazia di uno Stato assente.
Non voglio rendermi complice con il mio silenzio di un sistema putrefatto che non si prende cura dei più deboli. Non voglio assecondare questo stato sociale che ha i connotati di tutto fuorché del sociale.
Non voglio farlo soprattutto nella stagione delle passerelle politiche per l’ascesa nell’arena romana dagli scranni rossi.
Perché potete togliermi anche i cateteri e farmi “schiattare” la vescica, ma il potere della mia voce no. Quello è mio e lo gestisco io!

Ps: Unite alla mia voce la vostra. Raccontatemi la vostra storia con una mail a francesca.fasolino@piueconomia.it!

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