Fca: strada ancora in salita

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Se l’ex Irisbus fatica a rimettersi in carreggiata, la Fca di Pratola Serra non vive certo una stagione esaltante. Sono le due facce di quel che resta della grande industria in Irpinia. Dal vertice di ieri a Flumeri tra sindacato e Del Rosso non sono emerse novità di rilievo. Il rientro in fabbrica per venti lavoratori è slittato di un altro mese, a febbraio. Resta un rebus anche il nuovo investitore pubblico che dovrebbe affiancare Industria Italiana Autobus nel progetto del polo unico degli autobus nato sull’asse Flumeri-Bologna.

A Pratola Serra, invece, si continua a lavorare, ma non mancano le ombre sul futuro dello stabilimento irpino. Non a caso si continua a fare ricorso alla cassa integrazione per tutti i lavoratori. Ma l’ex Fma potrebbe soffrire anche per il lento ma progressivo spostamento del mercato auto verso i motori elettrici, a danno soprattutto del diesel, core business dello stabilimento locale.

La Rsa della Fiom Giuseppe Morsa chiede più attenzione anche alla politica e alle istituzioni. “E’ paradossale che in una provincia dove ci sono pochissime realtà industriali di rilievo, non si discuta del futuro di uno stabilimento che occupa quasi 2mila unità. Credo e spero che la campagna elettorale ormai alle porte sia occasione di confronto serio e costruttivo, e non di inutili passerelle”.

Morsa invita a guardare con attenzione anche all’indotto Fca. “Purtroppo in questi anni non sono emerse realtà di rilievo, anche per la vocazione dell’azienda a guardare, quasi esclusivamente, a fornitori esterni. L’indotto è stata un’occasione persa, come Cgil faremo la nostra parte perché si possa invertire il trend e creare nuove occasioni di sviluppo intorno Fca”.

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