“Avellino-Rocchetta”: lo sviluppo viaggia sulle rotaie

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Tesi sulla ferrovia Avellino-Rocchetta
Maria Scalisi

Il treno irpino tra passato e futuro. “Il treno Irpino del paesaggio: la ferrovia storica Avellino-Rocchetta tra architettura e ingegneria” è il titolo della tesi di laurea magistrale in Architettura discussa da Maria Scalisi presso l’ Università degli studi “G. D’Annunzio” di Pescara nell’ambito “Progetto e Patrimonio”. Si tratta di un lavoro di sintesi durato circa un anno e mezzo, da ottobre 2016 a febbraio 2018, seguito dal professore Marcello Villani, di origini irpine. “Le ragioni che mi hanno spinta a studiare la ferrovia sono diverse, prime tra tutte il forte legame con la mia terra. Poi la curiosità suscitata dallo Sponz Fest, il festival ideato e diretto artisticamente da Vinicio Capossela, di cui sono volontaria. Questo lavoro rappresenta per me un connubio tra passione, attaccamento alle origini, architettura e ingegneria”. Per la giovane laureata “l’Avellino- Rocchetta, realizzata con lo scopo di far uscire i paesi dell’Irpinia dall’isolamento, descrive un capitolo importante della storia dell’ingegneria ferroviaria Italiana. Conoscerne le vicende e gli articolati interventi legati alla sua realizzazione consente di ristabilire un contatto con quello è stato, restituendo dignità ad un infrastruttura che può rappresentare un punto di partenza per un nuovo turismo ed una nuova economia legati alle aree interne”.

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Di seguito riportiamo una breve sintesi scritta da Maria Scalisi.

Non esistendo, ad oggi, una vera e propria bibliografia sulla tratta, il lavoro principale è stato quello della ricerca, effettuata in diverse biblioteche ed archivi italiani come Biblioteca della Fondazione Fs, Archivio audio – visivi e Fondo F.V. cartaceo (Roma), Archivio ex lavori e costruzioni FS (Roma), Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (Napoli), Biblioteca dello IUAV (Venezia), Biblioteca unificata e Patrimonio Architettura della facoltà G. D’Annunzio (Pescara). Lo studio condotto, composto da un book e 15 tavole in formato A1 contenenti disegni originali della Società delle Strade Ferrate del Mediterraneo, ha come obiettivo l’analisi storica, architettonica ed ingegneristica della linea Avellino-Rocchetta, prima Ponte S. Venere e successivamente S. Antonio. Per comprendere le motivazioni della sua realizzazione viene illustrato un quadro sull’espansione ferroviaria Italiana, focalizzando l’attenzione al 1879, anno dell’approvazione della Legge Baccarini sulle ferrovie complementari. Poste le basi della realizzazione delle linee di terza categoria (in cui rientra l’Avellino-Rocchetta) si procede con lo studio del tracciato: la ferrovia si sviluppa lungo tre distinte vallate, quella del fiume Sabato, del Calore e dell’Ofanto. La complessità dell’orografia, caratterizzata dalla natura argillosa o argillo-scistosa dei terreni, fa sì che le condizioni tecniche del tracciato siano quelle di una linea di interesse locale, ma le modalità di costruzione facciano riferimento ad una linea di primaria importanza. Essenziale nella realizzazione dell’infrastruttura risulta essere la figura del meridionalista Giustino Fortunato che, reclamando “lavori menati innanzi con la lesina dell’avaro”, attira l’attenzione dell’allora Ministro dei lavori pubblici Ascanimo Branca. Nello scritto sono dunque evidenziate le diverse modifiche in corso d’opera dei progetti esecutivi, che vedono alle volte anche la sostituzione di opere d’arte (ponti, viadotti) in muratura a favore di più duttili travate metalliche. Particolare attenzione è dedicata, inoltre, allo studio dei fabbricati viaggiatori (F.V.), i quali rientrano in un contesto più ampio: le loro origini sono da ricercarsi nelle iniziative degli Stati pre-unitari, caratterizzati sul piano tecnico da una omogeneità delle soluzioni. E’ in questo clima che, all’interno delle varie Direzioni di Esercizio delle Società concessionarie, la tendenza a razionalizzare le procedure di progettazione attraverso la “tipizzazione” degli elementi tecnici garantisce l’ottimizzazione dei costi e degli standard qualitativi, diffusi su tutta la rete ferroviaria post-unitaria. Diversi sono i dati critici e le potenzialità economiche che emergono dall’indagine: la ferrovia, “sospesa” nel 2010 e dichiarata nel 2017 “interesse culturale” da parte del MiBACT, si pone attualmente come esperienza pilota per nuove ferrovie turistiche: gli studi del CNR in collaborazione con il DdA di Napoli “FedericoII” suggeriscono un nuovo tipo di turismo sostenibile. La valorizzazione del tracciato ferroviario storico deve essere a favore del recupero dei borghi, della fruizione delle bellezze naturali e paesaggistiche e delle eccellenze territoriali, come i tre vini D.O.C.G. (Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo). Esiste un area vasta di 58 comuni, 34 toccati direttamente dalla ferrovia e 24 indirettamente, per una popolazione complessiva di circa 160.000 abitanti, in cui è auspicabile la fruizione turistica integrata con trasporto pubblico su gomma, supportato da car e bike sharing. Il 2019, anno del turismo lento, fa pensare inoltre alla possibilità di riqualificare dei fabbricati strategici per la realizzazione di soste per il viaggiatore lento. Entro il maggio 2018 è prevista la riapertura dell’intera tratta, che si troverà ad essere protagonista di nuove sperimentazioni legate all’economia, il turismo e la cultura.

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