Venerdì Santo con i Misteri di Lapio

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Statue di cartapesta a Lapio

Torna la tradizione dei “Misteri” di Lapio. Come da tradizione, le statue in cartapesta raffiguranti le scene salienti e più drammatiche della passione e morte di Cristo caratterizzano il Venerdì Santo in paese. Rispetto al passato, però, le 22 tavolate non sono più portate in processione, ma restano esposte lungo le strade.

I Misteri del Venerdì Santo a Lapio sono la manifestazione di una fede d’altri tempi, testimonianza di un sentimento semplice, che aveva bisogno di espressioni che andavano al di là della consueta funzione religiosa. Verso gli anni settanta del XVIII secolo, la confraternita della Madonna della Neve, ispirata ai vari episodi della Passione e Morte di Cristo e mossa da profonda devozione, commissionò ad un artista che ci rimane ignoto, l’esecuzione delle Ventidue “tavolate” facendo creare a Napoli i simulacri in cartapesta, comprendenti le 85 statue dei Misteri  raffiguranti i personaggi e gli eventi più significativi del dramma umano-divino che ha coinvolto il Figlio di Dio.

Queste arrivarono a Lapio imballate dentro grosse casse ed avvolte nella paglia, coperte di tela, tramite una carovana di carri trainati da cavalli.

In un primo momento furono custodite nel castello dai signori Filangieri.

Nella giornata del Venerdì Santo le tavolate venivano fatte sfilare in processione per le strade del paese, partendo dal castello, ad una ad una, portate a spalla con l’ausilio delle forcine dai devoti di Lapio.

Ecco cosa scriveva nell’anno 1840 Tommaso Statuto, priore della congrega di Santa Maria Maggiore del Comune di Lapio,  all’intendente della Provincia del Principato Ulteriore per invocare una degna collocazione e una definitiva sistemazione dei Misteri. “Corrono già sei lustri – rammenta lo Statuto – dacché detta Congrega mossa da una viva devozione fece formare in Napoli in cartapesta i simulacri della Passione di Gesù Cristo sì al vivo che fin da principio richiamò in detto Comune il concorso del popolo da più lontani Comuni per venerare sì bella e commovente funzione in ogni Venerdì Santo non potendo fare ammeno di non disfarsi in lagrime per la tenerezza e per lo dolore nel mirare tali divini Misteri”

Lapio è l’unico paese irpino che, per poco più di due secoli, ha perpetuato ininterrottamente questa antica tradizione. La cerimonia si fonda su due elementi essenziali: la predicazione e la processione penitenziale che, esaltando le sofferenze del Cristo e i dolori della Vergine, devono spingere i numerosi partecipanti al pentimento e alla meditazione. La processione è preceduta,la sera del giovedì e alle prime luci dell’alba, dall’incessante ed inquieto squillo di una tromba, accompagnata dal rullio di tamburo. Quei cupi suoni rievocano i “cattivi soldati” mossi alla ricerca di Cristo: è così che i lapiani si preparano ad assistere alla rappresentazione delle ultime ore del Redentore.

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