Tradizione e innovazione a tavola da “Minù”: alta ristorazione in città

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Raffaele Vitale

La tradizione gastronomica irpina e l’innovazione della buona cucina moderna. Tutto concentrato in una location simpatica e accogliente al centro della città. Spesso per dedicarsi ad esplorazioni di alta gastronomia occorre andare lontano dal centro. Le mappe dell’enogastronomia hanno quasi sempre una matrice bucolica. E, in realtà, è così. Minù è l’eccezione che conferma la regola: qualità, comodità e confort.

Francesco Ambrosio

I prodotti parlano il dialetto campano, per forma, colori, odori e sapori. Il condottiero è lo chef, Francesco Ambrosio, che mescola e interpreta i sapori, i colori e le forme, nella continua ricerca della qualità e dell’originalità. La rotta di una cucina campana del territorio tra tradizione, innovazione e sperimentazione è tracciata sapientemente dal consulente, lo chef Raffaele Vitale, che con qualche puntatina fuori regione, dà quel tocco di classe, che fa la differenza.

Ambrosio, un giovane chef, ma già di grande esperienza nel panorama gastronomico è affiancato dall’esperienza del celebre Raffaele Vitale, noto a quanti hanno avuto modo di apprezzare la sua “Arte” in cucina in più occasioni e in location d’eccezione, considerate a ragione Templi dell’alta gastronomia.

I piatti dell’Osteria da Minù sono realizzati esclusivamente con prodotti del territorio, tutti selezionati scrupolosamente. Carmasciano, caciocavallo podolico, grano arso, tartufo di bagnoli, ortaggi, quali il pomodoro di San Marzano e cipolla di Montoro, carciofi di Calitri, fave, broccolo di Paternopoli, asparagi, carne di bovino podolico, maialino nero, agnello. Un modo perfetto per esaltare gli aromi unici dei piatti della tradizione culinaria e per creare un motore economico tra territorio, produttori, aziende di trasformazione e ristorazione.

In questo caso, la Campania è la mater, generatrice di prodotti, l’Irpinia è la terra di cultura e di sintesi culinaria, Minù è l’esempio di alta ristorazione in città. Custode d’arte, di storia e di antiche tradizioni culinarie. La cucina irpina è definita “povera” perché basata sulla cultura agricolo-pastorale dei suoi abitanti e, nello stesso tempo, “fiera” dei propri prodotti perché ricca di un patrimonio senza eguali in regione.

Minù, infatti, nonostante sia un ristorante giovane, ha una storia che inizia da lontano. Gaetana, detta Tanina, era la proprietaria di una trattoria alla Ferrovia quando Walter era ancora bambino. Lei, giovane donna cresciuta nelle terre d’Irpinia, conosceva sapientemente tutte le ricette della tradizione e sperava che un giorno il nipote potesse seguire le sue orme.

Ma il piccolo Walter decide di intraprendere la professione del padre nell’azienda di famiglia, portando l’impresa ad un altissimo livello. Walter cresce, si sposa, diventa padre e la sua vita familiare ed imprenditoriale scorre brillantemente.

Ma in lui rimaneva qualcosa di non del tutto dimenticato. Una vocina, ogni tanto, gli sussurrava qualcosa. Il ricordo di nonna Tanina, quando sembrava ormai lontano, invece, ritorna.

Di lì a poco, Walter ebbe finalmente l’intuizione, raccolse il testimone e decide di dare forma e vita alla sapienza culinaria d’altri tempi di nonna Tanina in una versione moderna e rivisitata. E così, nel cuore della città di Avellino, nacque nel 2009 il Ristorante Minù, dove oggi l’antica tradizione culinaria si mescola all’attualità di una cucina moderna di grande attrazione.

Oggi la maccaronara è presente nel menù del ristorante, in versione rivisitata dalle mani esperte dello chef ed è uno dei piatti più richiesti dalla clientela irpina e non. La cucina è assolutamente genuina, tradizionale, ma anche sperimentale e, in qualche modo, culturale.

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