Licenziamenti Cgil, Famiglietti: mi sento un perseguitato

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Licenziamenti Cgil: è scontro
Antonio Famiglietti ad una manifestazione Cgil

“Trovo paradossale e diseducativo che la Cgil possa ricorrere a strumenti previsti dal Jobs Act per risolvere le proprie questioni interne. Che messaggio diamo alle aziende? Come possiamo essere più credibili nelle nostre battaglie per il lavoro?”. Antonio Famiglietti è uno dei tre dirigenti della Cgil in odore di licenziamento. Nelle settimane scorse ha ricevuto il preavviso di cessazione del rapporto di lavoro. Ci sono ancora oltre due mesi per trovare una soluzione alternativa. Dal vertice di stamattina, intanto, non sono emerse novità di rilievo. Il provvedimento non è stato ritirato. La strada è tracciata, nel solco di una riorganizzazione che non può prescindere, almeno a detta del segretario generale Franco Fiordellisi, dalla difficile situazione finanziaria dell’organizzazione di via Padre Paola Manna.

“Dopo 35 anni mi trovo a fronteggiare una situazione davvero assurda. La Cgil non dovrebbe avere dubbi a seguire la strada della solidarietà, e invece il segretario generale si continua a trincerare dietro un dispositivo che non ho avuto neanche la possibilità di leggere”. Per Famiglietti l’unica strada aperta e percorribile sembra quella del demansionamento. Oltre ai tagli in busta paga (quantificabili in circa 800 euro) la misura limiterebbe sensibilmente le competenze dell’ex segretario della Fillea Cgil. “Ho già dato piena disponibilità al segretario a rivedere la mia posizione economica nell’ambito di un piano complessivo di solidarietà che può e deve essere l’unica soluzione possibile per un’organizzazione sindacale. Sono consapevole delle difficoltà finanziarie che vive la Cgil, ma non può essere questa la strada. Non per la Cgil, non per chi combatte da anni contro gli abusi di una misura che penalizza e mortifica il lavoro e i lavoratori”.

Famiglietti parla di “ragioni politiche” alla base di un provvedimento che rischia di abbattersi come una mannaia sullo storico dirigente irpino. Diversa la posizione degli altri due dirigenti, che dovrebbero essere accompagnati alla pensione, evitando così soluzioni traumatiche. “Ho massimo rispetto per la mia organizzazione. Sono impegnato in prima linea da decenni al fianco dei lavoratori, in trincea per la difesa del diritto al lavoro e, soprattutto, della dignità delle persone. Qualcuno, evidentemente, l’ha dimenticato. Mi sento un perseguitato, sono di fronte ad una situazione insostenibile, difficile da accettare, soprattutto per un sindacalista e un’organizzazione che non può pensare a cuor leggero al Jobs Act come una qualsiasi impresa. In passato abbiamo già dato disponibilità a collaborare per sopperire alle difficoltà economiche, ma in questo caso c’è in gioco la dignità mia e della stessa Cgil”.

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