Dall’elettronica al rock: il “Vuoto sincronizzato” di Gianpaolo Faia

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Gianpaolo Faia
C’è un’Irpinia che è ancora in grado di sognare e di credere nella preziosità di un progetto, che è capace di reinventarsi e che non si prostra a quelli che il “Giovenale Irpino” definirebbe “satrapi mediatori”; è l’Irpinia che resiste e che insiste e che tra i suoi elementi di forza vanta quel silenzio che riesce a scavare e a levigare i cuori dei talenti, dei sognatori. Questa è l’unica introduzione immaginabile per presentare la figura di un giovane songwritter irpino, Gianpaolo Faia. Un talento emergente della musica italiana, classe ’81, nuscano. «Ho un rapporto simbiotico con la musica. È come un rumore di fondo costante nel mio cervello. A volte mi capita di pensare a melodie per nuove canzoni senza neanche accorgermene. Ha– aggiunge – una valenza totalizzante nella mia vita e racchiude tutte le emozioni che provo e che trovo nel mondo: è un atto di fede, di scienza, d’amore. Rappresenta un rifugio, una certezza, ma anche l’ignoto da esplorare. È passione sfrenata, sesso, fuoco, ma anche terra e radici».
Il suo primo e apprezzatissimo singolo, “Un corpo davanti”–quinto brano più venduto in Italia su play store – ha anticipato di poche settimane l’uscita dell’album di esordio “Vuoto sincronizzato”. “Un corpo avanti” celebra la dicotomica rivalità contemporanea tra il corpo e la parola, la frattura tra virtuale e reale, tra connessioni apparenti e sincronizzazioni reali.
«I contenuti hanno sempre bisogno di un contenitore, il significato di un significante. Il concetto di “corpo umano” dovrebbe presupporre un qualcosa che vada al di là di meri aspetti biologici. Tuttavia, nella contemporaneità, questo rischia di apparire come un qualcosa di asettico, automatizzato. È l’umanità stessa ad entrare in crisi: i rapporti tra le persone diventano sempre più freddi e mediati», racconta Faia.
Non solo è musicista poliedrico, ma anche pensatore scrupoloso e scrutatore delle ombre e delle speranze di una generazione. E mentre la tv ci abitua, attraverso i talent show, all’imbarazzante fiera della vacua ostentazione artistica, Faia educa ai contenuti, al sogno, alla possibilità, ai ritmi intensi e ricercati, con la sua musica crepuscolare e multiforme, impreziosita a tratti da sfumature oniriche. Riguardo al suo “Vuoto sincronizzato” precisa:
«E’ un album di 11 canzoni che spaziano dall’elettronica al rock, dove brani analogici ed elettrificati si alternano a ballate avvolgenti e a ritmi sintetici. Un percorso interiore tra umanesimo e scienza che si fa strada in un mondo digitalizzato con sguardo disilluso, alla costante ricerca di calore umano. Un rifiuto del mantra sole, cuore e amore ed un atto di lucido realismo, alla ricerca di una pace urlata fino ai confini dell’universo».
Il disco è autoprodotto in collaborazione con “La Clinica Dischi” (Milo Manera e
Leonardo Lombardi), scritto e suonato da Faia, affiancato da fidati musicisti quali: Angelo Prudente (basso), Vittorio Vigilante (chitarre) e Giacomo Lomasti (chitarre). Hanno inoltre collaborato Giuseppe Coglitore e Manuel Maccarone (batterie).
Pensando alla passione e alla determinazione di Gianpoalo Faia mi torna in mente questa bellissima poesia: “Se vuoi essere re / orna la fronte / con corone di luce. // Se vuoi essere soldato / lascia combattere i sogni / con pensieri di pace. // Se vuoi essere uomo / non fare niente di più: / sii solo te stesso. // Sarai re / e sarai soldato, / uomo senza paura.
E non credo sia un caso che la stessa sia stata scritta da Alfonso Attilio Faia, padre dell’artista. A quanto pare l’aspirazione alla bellezza si può tramandare ed è davvero contagiosa! In bocca al lupo, Gianpaolo.
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