“Premio Dorso”, giovani eroi per una rivoluzione gentile

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Nei giorni scorsi, ad Ariano, sono stati premiati i ragazzi vincitori della prima edizione del concorso letterario organizzato in memoria di Guido Dorso. Il progetto, che ha visto la collaborazione del Forum dei Giovani di Avellino, del Forum Regionale dei Giovani della Campania, del centro di ricerca Guido Dorso e del Comune di Ariano Irpino, era destinato ai giovani e agli studenti irpini, i quali sono stati invitati a documentarsi sulle opere del meridionalista e a redigere un saggio breve dal carattere inedito, valutato da un’apposita commissione esaminatrice. Dopo la pubblicazione del saggio vincitore, riportiamo di seguito riportiamo il saggio secondo classificato dal titolo “Alla ricerca di giovani eroi per una rivoluzione gentile!” di Federico Grieci.

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La questione meridionale ha radici lontane, nasce infatti quando l’unità d’Italia consegna in realtà un paese spezzato in due.

L’Italia del 1861 era un Paese agricolo, in cui mentre il Nord era impegnato in un processo di trasformazione e di innovazione, il Sud appariva estraneo ad ogni tipo di modernizzazione e sviluppo.

L’unità politica dell’Italia non determinò dunque l’unificazione del Paese reale e consegnò “due Italie”, ossia due blocchi, il Nord ed il Sud, caratterizzati da differenti condizioni economiche e culturali. Al Sud l’assenza di infrastrutture e la mentalità dei proprietari dei latifondi, bloccata sulla conservazione delle rendite personali e non aperta all’innovazione, dà l’idea dell’enorme portata del problema sin dalle origini.

Il divario di quelle condizioni di partenza, più vantaggiose per il Nord del paese che ha realizzato negli anni uno sviluppo non solo agricolo ma anche industriale, ha creato una situazione che è tema di discussione politica e sociale, ancora oggi viva ed attuale. Guido Dorso, “la Cassandra inascoltata” di Avellino, ha individuato, già nello scorso secolo, le ragioni della questione meridionale nell’ assenza di una classe dirigente, adeguata a rispondere ai bisogni della gente, considerata magari  il maggior ostacolo per la rinascita del Mezzogiorno.

L’evoluzione economica ed industriale, pur quando magari è stata presente al Sud, è passata spesso attraverso il clientelismo ed il compromesso poiché l’obiettivo della classe dirigente è stato quasi sempre il mantenimento di una posizione di potere piuttosto che un reale cambiamento.

“La questione meridionale è italiana”, diceva Dorso, per cui deve riguardare tutti gli Italiani ma i meridionali devono scrollarsi di dosso quel complesso di inferiorità che hanno sviluppato negli anni e reagire, rifiutando di ricorrere al clientelismo ed all’assistenzialismo, per risolvere i problemi di un’Italia che va a due velocità.

Bisogna credere di poter cambiare anche se oggi i bisogni del Sud sono tanti, più che altrove. Se si parte sconfitti, però, non si potrà mai cambiare e vincere! É pur vero che la mancanza di lavoro e le conseguenti difficoltà economiche spingono ancora i giovani soprattutto al Sud, come tanti anni fa, a lasciare la famiglia, gli affetti ed allontanarsi dalla loro terra, spesso disillusi e preoccupati per il loro futuro.

È a giovani come questi che parlava Guido Dorso, sperando di poterli rendere artefici del cambiamento e, quelle parole, a distanza di quasi un secolo sono più che mai attuali.

Li spingeva a scuotersi, a rendersi conto che si è vivi e che non è impossibile realizzare i sogni. Questo monito deve essere il punto di partenza del riscatto. La rivoluzione parte da dentro ed il cambiamento ha bisogno di forze nuove e sane, capaci di combattere quei vecchi sistemi sopravvissuti ai padri e difficili da annientare, perché hanno fondato il loro successo su finte soluzioni ai problemi del Sud, risolti solo apparentemente, in maniera discutibile, senza metter mai al primo posto l’amore per questa terra ma gli interessi personali. Come diceva Dorso, soprattutto i giovani, che sono il futuro, devono incanalare le energie verso progetti concreti capaci di “spezzare gli ultimi ceppi di feudalismo” e ridare finalmente speranza ad una parte d’Italia che per troppi anni è stata “violentata”. Occorrono “rivoluzionari gentili”, nuovi eroi, persone costrette ad affrontare le difficoltà della vita ed a lottare contro le ingiustizie, ma che finalmente, se ritroveranno l’orgoglio ed alzeranno la testa, potranno aspirare ad un Mezzogiorno nuovo e libero, anche dal pregiudizio, dallo stillicidio quotidiano di pettegolezzi ed invidia di provincia.

Federico Grieci, I A liceo classico tradizionale ” Convitto Colletta”

 

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