Nuove commesse per IIA, Flumeri spera. Protesta Bologna

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    Nuove commesse in arrivo per Industria Italiana Autobus, ma non si placano le polemiche. IIA è pronta alla sottoscrizione della convenzione Consip per la costruzione di 750 autobus per un valore complessivo oltre 181.050.000 euro.

    I nuovi mezzi, si legge sul sito autobusweb.com, saranno costruiti in Italia, garantendo così anche il definitivo rilancio dello stabilimento di Flumeri.

    A luglio, come noto, è stato affermato che il governo è pronto a far entrare Invitalia nella compagine della società, insieme a un nuovo socio privato (Gruppioni resta in pole position). L’obiettivo è arrivare ad una soluzione definitiva che consenta sia la stabilità ai lavoratori per gli stabilimenti di Bologna e Flumeri, sia lo sblocco degli investimenti per far ripartire la produzione sul territorio nazionale con le commesse affidate all’azienda. Invitalia enterà nell’azienda con il Fondo Pmi Sud.

    Il fronte della protesta, stavolta, si sposta a Bologna, dove non diminuiscono le preoccupazioni dei lavoratori e delle lavoratrici della ex BredaMenariniBus. “Gli autobus destinati al mercato del trasporto pubblico urbano e interurbano italiano, e in particolare emiliano romagnolo, continuano a essere prodotti in Turchia, nulla è cambiato dall’ultima visita e dall’ultimo incontro del ministro Luigi Di Maio”.

    È quanto denunciano le Rsu Fiom Cgil Bologna. “Anzi – proseguono –, voci e riferimenti insistenti, comprese le interviste televisive del ministro Di Maio, vanno in tutt’altra direzione da quanto sembrava essere la convinzione del ministro stesso. Oggi non si parla più di lavorare per un polo per gli autobus a maggioranza pubblica, ma si parla di incentivi a industriali privati, con una partecipazione del pubblico di minoranza per giustificarli”.

    “Siamo alle solite – denunciano lavoratori e sindacato –, cambiano i partiti, cambiano i ministri, ma la politica rimane la stessa, soldi pubblici che vengono dati ai privati su prodotti che hanno una funzione pubblica e che sicuramente serviranno per liberare aree e chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori. Ci chiediamo perché quei fondi che oggi si vorrebbe consegnare a una gestione privata, in un settore con commesse quasi certe, non siano stati dati all’attuale ad, imponendogli di produrre in Italia”, conclude la nota sindacale.

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