FOTO/ Storia, culto ed enogastronomia: lo scrigno magico di Montevergine che affascina il mondo

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Montevergine e il suo splendido Santuario in rampa di lancio per guidare una nuova stagione di crescita e sviluppo turistico, in rete con i siti di San Gerardo a Caposele, dell’Abbazia del Loreto e del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi. Ultimati diversi lavori di ristrutturazione nel complesso monumentale di Montevergine, la sfida da vincere è ora quella di mettere a sistema i grandi attrattori del turismo religioso con una proposta unica e condivisa in grado di capitalizzare l’imponente patrimonio storico-architettonico e naturalistico della nostra provincia.

Un progetto ambizioso che, da qualche anno, può contare sulla lungimiranza, la passione e la forza di volontà dell’instancabile Abate, Padre Riccardo Guariglia. Fiore all’occhiello della nuova offerta turistica è il sorprendente MAM, il Museo Abbaziale di Montevergine, uno scrigno di rara bellezza e fascino, aperto al pubblico in una veste moderna, fruibile e ben organizzata.

Diretto da don Giovanni Gargiulo – che lavora in strettissima sinergia con Emanuele Mollica, responsabile visite guidate ed esperto artistico – il museo è organizzato lungo un percorso intenso e mistico che accoglie con colori caldi e musiche che variano dai canti gregoriani alle straordinarie note di Ennio Morricone. La voce della preparatissima guida Alessandra Fusco mette poi insieme i pezzi di un mosaico molto suggestivo.

Al piano terra c’è la mostra permanente dei presepi (una decina di pezzi artigianali straordinari che vanno dal 1700 ai giorni nostri) e la sala delle icone, tra cui spiccano la Vergine con il Bambino, la Trinità, i Santi e il Ciclo delle Dodici Feste.

Al primo piano si parte dai reperti lignei con capolavori di assoluto valore come la “Madonna allattante” e il pregiatissimo Seggio Abbaziale, databile tra il XII e il XII secolo. Proseguendo nel percorso c’è la sala dei busti in rame dorato e argentato, raffiguranti Santi e Beati, databili tra il XVII e il XIX secolo. La Pinacoteca presenta invece una ricca collezione di dipinti con artisti come Il Veronese, Andrea Vaccaro e Luca Giordano. Da non perdere anche la “Salomè con la testa di Battista”, copia di Caravaggio attribuita a Battistello Caracciolo.

Spazio poi agli ori della Madonna di Montevergine e ad una sezione con manufatti, candelieri e calici. Di particolare interesse sono il monumento funerario realizzato intorno al 1520 per Cassiodoro Simeone, Giudice della gran corte della Vicaria di Napoli, e il Paliotto d’Altare. Tra i paramenti sacri spiccano una pianeta del 1716 in teletta d’oro e un ampio mantello, il prezioso piviale del XVIII secolo. Decisamente suggestiva la chiusura con reperti marmorei risalenti all’età romana, come il sarcofago decorato del III secolo a.c., e medievale, come il rilievo dell’Amazzonomachia con la battaglia tra Achielle e Pentesilea, regina delle Amazzoni.

Adiacente al museo, in un continuum di grande suggestione, non poteva mancare una tappa, assolutamente obbligatoria, nell’enogastronomia tipica di qualità proposta dal Ristorante Parthenos, le cui sale hanno conservato intatta la bellezza delle mura antica e di alcuni oggetti storici. Al piano sottostante c’è la cantina adibita nelle segrete gallerie che un tempo congiungevano l’Abbazia al Rifugio delle Aquile, il tunnel militare risalente alla Seconda Guerra Mondiale.

Situato nel complesso del Santuario nell’antica sala dei Pellegrini, il ristorante è gestito da Gigi Pagano e il suo socio partner, Modestino Pagano. Ex commercialista, Gigi non ha mai abbandonato l’attività di famiglia, la panetteria di Mercogliano, operativa nella piazza del Municipio dal 1953. Da tre anni, poi, ha deciso di rilevare il ristorante che, sotto l’abile guida dello chef Lello Ravo, propone piatti tipici irpini rivisitati ed esaltati da nuove e suggestive sperimentazioni. Il “Parthenos” è la sintesi, il perfetto equilibrio tra enogastronomia di qualità e storia e tradizioni, magari da assaporare tra una portata e l’altra, guidati dall’avvolgente racconto di Gigi, profondo conoscitore dell’Irpinia e delle bellezze di Montevergine, e di sua moglie Marilina, perfetta padrona di casa.

 

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