Alzheimer: la Bcc di Montepruno ci ha visto giusto

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Non è la prima volta che assistiamo alla presentazione del libro “Visto con i tuoi occhi”, il diario di un’adolescente che racconta la vita in una casa di riposo per anziani e la battaglia contro la malattia che sgretola i ricordi. L’autrice brianzola Manuela Donghi, giornalista politica ed economica di successo, per la seconda volta scendendo al Sud, sceglie la Campania. La prima volta fu a Summonte, in provincia di Avellino. Questa volta è stata Sant’Arsenio, grazie alla visione di una Banca “illuminata” che sa coniugare la propria attività, riconoscibile sul territorio, ad una forte spinta culturale e sociale grazie al Circolo Banca Monte Pruno presieduto dal dottore Aldo Rescinito. La presentazione, fortemente voluta dalla coordinatrice, la dottoressa Maria Consiglia Viglione, ha visto nel giornalista Geppino D’amico un abile e attento moderatore. E’ intervenuto anche il Direttore generale della Bcc di Monte Pruno, Michele Albanese.

La prima volta che abbiamo assistito alla presentazione del libro, è stata a Monza e ogni volta è un’esperienza diversa. In genere siamo abituati a vivere schemi che si ripetono durante le presentazioni dei libri, magari c’è anche un pre-accordo tra moderatore e autore. Con Manuela Donghi non è mai così. Il romanzo “Visto con i tuoi occhi” ha una magia che ritorna in ogni presentazione, la magia delle storie vere. Sono queste il cuore di ogni appuntamento con questo libro. Lo è stato a Summonte, ed è proprio una storia vera emersa in quell’occasione che ha portato l’autrice a Sant’Arsenio e la magia si è riproposta ancora una volta. Informare tramite storie vere probabilmente è il risultato più grande di questo libro oltre al fatto che acquistandolo si sostiene la ricerca. Torniamo alla storia emersa alla presentazione.

La storia è proprio quella del Direttore della Bcc. E’ stata una narrazione che ha emozionato tutti. L’esperienza familiare legata alla malattia che ha colpito la sua mamma, ha risvegliato in tutti il sentimento di gratitudine che ognuno di noi dovrebbe portarsi per sempre nei confronti della propria mamma. Sua madre non ricordava più tante cose e spesso non riconosceva i propri cari (effetto tipico della malattia) ma una cosa non è mai andata via, quella luce tipica dello sguardo di una mamma, una luce di amore incondizionato. Proprio attraverso la luce dei propri occhi, madre e figlio, hanno convissuto la malattia col giusto approccio, coltivando e rafforzato quell’amore incondizionato che li ha uniti per sempre. Forse questo è uno dei messaggi che rivivono in ogni presentazione e che fanno emergere la volontà del romanzo ma soprattutto lo spessore di chi lo ha scritto, l’intenzione autentica con cui l’autrice lo ha vissuto mentre prendeva forma scritta. Spesso, per convivere ad eventi familiari come questi, non servono parole, basta guardarsi negli occhi e ci si riconoscerà sempre in quell’amore incondizionato, il vero approdo di una madre ed un figlio.

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