IL REPORT / Trasporti inefficienti. Giù la maschera: il Sud non attrae turisti stranieri

0
281

Bando alle ciancie. Oppure, aprite gli occhi. I dati sono impietosi. Il Sud non attrae i turisti internazionali. Siamo ancora messi male. Giù la maschera, i servizi di trasporto poco efficienti continuano a penalizzarci. I numeri arrivano dal rapporto sul turismo, curato dal Dipartimento di economia e statistica e dalla rete territoriale di ricerca economica della Banca d’Italia presentato oggi a Roma.

Secondo l’Istat, l’attività turistica genera oltre il 5 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) e circa il 6 per cento dell’occupazione totale. Ad essa è riconducibile il 40 per cento delle esportazioni di servizi; il suo saldo con l’estero è strutturalmente in avanzo ed è pari a quasi un punto di PIL e a circa un terzo dell’avanzo commerciale complessivo dell’Italia. Nel complesso, da noi il peso economico del turismo è simile a quello di Paesi vicini, come Francia e Spagna. Il nostro Paese è tradizionalmente una delle mete turistiche più ambite al mondo grazie alla sua storia e all’immenso patrimonio di bellezze artistiche, culturali e paesaggistiche.

Gli andamenti recenti

Nel complesso il rapporto ci restituisce la fotografia di un settore fondamentale per l’economia e l’immagine dell’Italia, impegnato in una fase di ripresa dopo un periodo di appannamento. Nell’ultimo ventennio la quota dell’Italia sulla spesa turistica mondiale ha subito un calo che non dipende unicamente dall’affermazione di nuove destinazioni: la diminuzione è infatti maggiore di quella osservata per le altre grandi mete turistiche europee, quali Francia e Spagna. In questo arco di tempo la spesa dei turisti esteri nel nostro Paese non ha tenuto il passo della domanda potenziale di servizi turistici proveniente dai nostri tradizionali bacini di riferimento. Il ritardo è stato ampio fino al 2010, quando la spesa dei turisti stranieri in Italia è aumentata – rispetto al 1999 – di meno del 10 per cento, a fronte di un’espansione della domanda potenziale di quasi il 40; ne è derivata una perdita media annua di ricavi potenziali valutabile in circa 4 miliardi di euro. Solo dal 2011 le entrate turistiche internazionali sono tornate a crescere a ritmi sostenuti, di oltre il 30 per cento fino al 2017. Il divario con  la domanda si è assottigliato, generando una perdita rispetto ai guadagni potenziali di circa 1,5 miliardi all’anno in media. Si può stimare che se nel periodo 1999-2017 la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese fosse cresciuta quanto la domanda potenziale, il PIL italiano sarebbe oggi più elevato di 0,8 punti percentuali.  La ripresa successiva al 2010 è stata trainata dal recupero dell’attrattività internazionale nei confronti dei turisti provenienti sia da paesi extra europei, sia da luoghi più vicini e fondamentali per il nostro turismo come la Germania, la cui quota sulla spesa totale si era ridotta a causa della concorrenza di mete alternative. I ricavi riconducibili ai turisti italiani hanno mostrato anch’essi chiari segni di ripresa dal 2015.

Concentrazione e stagionalità dei flussi turistici

Vaste aree dell’Italia non traggono beneficio quanto potrebbero dai movimenti turistici internazionali. È questo il caso soprattutto del Mezzogiorno. Nelle regioni meridionali sono ubicati oltre la metà dei siti archeologici italiani, un quarto dei musei, quasi l’80 per cento delle coste e i tre quarti del territorio destinato a parchi nazionali. Ciò nonostante, il Sud e le Isole attraggono solo il 15 per cento della spesa totale dei turisti stranieri in Italia. Anche dopo i progressi degli ultimi anni, gli spazi per valorizzare le risorse paesaggistiche, artistiche e culturali del Mezzogiorno rimangono molto ampi. Per di più, il rapporto mostra che le aree in ritardo e con il minor livello di utilizzo delle risorse umane sono quelle in cui sarebbero maggiori i vantaggi di un aumento dei ricavi turistici.

“La valorizzazione dei territori richiede servizi di trasporto efficienti”, spiega Fabio Panetta, vice direttore generale della Banca d’Italia. “Soprattutto le regioni del Mezzogiorno hanno bisogno sia di adeguati collegamenti diretti con gli altri Paesi europei sia di una rete locale di trasporti in grado di valorizzare le coste e le località di elevato interesse artistico e
culturale. Recenti esperienze di apertura di collegamenti aerei mostrano i benefici che possono derivare da spese mirate, che rendano accessibili aree altrimenti ai margini degli itinerari turistici. Gli investimenti in infrastrutture di trasporto, la loro adeguata manutenzione sono per il turismo ancor più rilevanti che per altri settori”.
Print Friendly, PDF & Email