“Il biliardo insegna, portiamo gli studenti nei club”: Highlander suggerisce al Ministero

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Einstein lo paragona al tocco del pianista da concerto, sublimando gli attimi decisivi di un tiro che può cambiare il corso di una partita. C’è di certo che su quel tappeto verde di vita ne passa tanta, eccome. Passano storie, esperienze, che vanno spesso anche al di là del gioco. Perché il biliardo è vita vera, vita vissuta, è condivisione, amicizia. Perché, con una stecca tra le mani puoi incontrare il bancario così come il netturbino, fa lo stesso. Perché lì, in quel preciso istante in cui osservi la tua palla, sei da solo e, soprattutto, uguale agli altri. Il biliardo è sport, con la S maiuscola, al di là di quello che si possa pensare. Vita, sudore e passione che si fondono sotto uno stesso tetto.

Soltanto un club storico può essere testimone della vita che c’è dietro la passione del biliardo. E in Irpinia, il club storico è uno solo: il Centro Sportivo Biliardo “Highlander” di Mercogliano. Te lo immagini pieno di fumo, le luci fioche, con la gente strana. Ed invece, ti sembra di entrare in una vera e propria palestra sportiva. Al posto degli attrezzi, ci sono, ordinati, in fila, sette tavoli. Ma la concentrazione e l’attenzione sono identiche a quelle di una palestra. Si parla poco, soprattutto quando si gioca. Lì, in mezzo ai tavoli verdi, sembra di essere in chiesa. E la gente non è per nulla strana. Anzi. Facce concentrate, sì. Ma fuori, davanti al bancone del bar, si avverte un clima bello e sereno, quasi “cameratesco”. Soprattutto complice. Di tante sfide, di tanti sogni in comune.

Il gestore è un ex macellaio. Gerardo Romano, qualche anno sopra i 50, ha trasformato la sua passione in lavoro. Lui, con la stecca in mano, è come se ci fosse nato. Ed oggi, in mezzo a tanti giocatori, si sente completamente a suo agio. Trent’anni fa, la prima “sfida” imprenditoriale di Gerardo nel mondo del biliardo. Con il “2M” di Avellino, insieme a Franco, faccia a noi già nota. Poi il passaggio a Torrette e, infine, da circa otto anni, si sono spalancate le porte dell’Highlander. Insieme a Gerardo, c’è il figlio Simone, la svolta 2.0 del club. “Da un po’ di tempo – dice Simone – abbiamo anche un profilo Facebook. In rete, trasmettiamo le dirette streaming dal tavolo 6. Tra i nostri obiettivi, c’è soprattutto quello di avvicinare i giovani a questo sport. Purtroppo non c’è ricambio generazionale, sono pochi i ragazzi che amano praticare il biliardo. E’ un vero peccato, perché, invece, il biliardo aiuta il giocatore al ragionamento logico, è anche uno sport di memoria”.

A pensarla così, non è solo Simone. Biliardo&Scuola, infatti, proprio di recente è diventato un progetto nazionale riconosciuto dal Miur. Un traguardo raggiunto dopo un lungo percorso affrontato con determinazione, professionalità e dedizione dalla Federazione Italiana Biliardo Sportivo e da chi ha realizzato il progetto. “L’eccezionalità di questo riconoscimento è che, per la prima volta, nel biliardo, oltre alla componente agonistica e fisica, viene riconosciuta anche la parte ‘mentale’, dove matematica e fisica sono a dir poco fondamentali”, aggiunge Simone. Il biliardo viene proposto come attività sportiva da attuare nelle scuole. L’obiettivo del progetto è proporre una didattica che faccia ampio uso del gioco del biliardo e del “problem solving” in modo univoco, che analizzi pregi e difetti, metodi e possibilità di realizzazione.

Vorrei spingermi oltre – aggiunge Simone – . Se ci dovessero essere difficoltà a portare il biliardo nel mondo della scuola, sono disposto ad ospitare gli studenti di mattina nel mio club. Creiamo qui delle vere e proprie aule, dei veri e propri laboratori, con maestri ed esperti del settore”. Maestri, esperti e campioni che all’ “Highlander” proprio non mancano. Nomi illustri hanno calcato e calcano i tappeti verdi di Mercogliano. E’ quasi di casa, ad esempio, Rossano Rossetti, un Nazionale molto bravo che, alla stecca, le dà del tu. Ogni venerdì Gerardo&Co organizzano un torneo. E a Mercogliano arriva gente da tutta la Campania. Forse anche per mangiare gli ottimi panini di Stefano, il barista. Perché, come dicevamo, l’ “Highlander” e il biliardo sono il giusto mix tra sport e passione, tra passione e divertimento. Ed un pizzico di pazzia e goliardia.

Vorrei che la stecca, il biliardo, tornassero ad affascinare i bambini come affascinarono me da piccolo”, ci confida Simone alla fine di questa chiacchierata. Sembra quasi commosso. Ma c’è da capirlo. Vedere i tavoli riempirsi, ma di pochi giovani purtroppo, è una bella emozione. Nell’aria c’è competizione, c’è quella sana tensione, l’adrenalina che si percepisce e che fa dello sport, di qualsiasi sport, l’essenza naturale di tutti noi. La palla da biliardo è un po’ la metafora della nostra vita. Continua a rotolare, nonostante tutto.

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