“Siamo tutti un po’ giocatori di biliardo”. L’Irpinia sogna, tra Francesco Nuti, Ronaldo e campioni doc

0
934
Sandro Romito

Dunque, dove eravamo rimasti? Ah già, il biliardo. Siamo tutti un po’ giocatori e passiamo dal mito di Francesco Nuti a quello di Ronaldo. Ma non solo, ovviamente, perché, in Irpinia in particolre, ci si addentra in un campo professionale ad alti livelli. Sport nobile, il biliardo, ma comunque poco “propagandato”, costretto quasi a restare indietro rispetto agli altri sport ed a tutto il resto. Perchè, evidentemente, vissuto troppo male. Forse, non proprio come uno sport. E non è per niente giusto, visto il seguito ed il blasone. E la storia e la passione. “Nell’immaginario collettivo, a torto ovviamente, il biliardo è come se fosse legato alla delinquenza, alla malavita. Luoghi pieni di fumo e di persone poco raccomandabili. Ma non è così”. Che non sia così, c’è da crederci a questo punto. Soprattutto se lo dice uno come Sandro Romito. 68 anni, istruttore federale di biliardo, una vita con la stecca tra le mani, assiduo frequentatore del Centro Sportivo Biliardo “Highlander” di Mercogliano.

“Gioco da quando avevo 11 anni – ci dice -. In tutto questo tempo, mi creda, non ho mai assistito ad episodi brutti. Discussioni accese, questo sì. Ma mai un litigio, una rissa, niente di niente. Eppure, ho girato l’Italia, ho giocato dovunque,”. Bisognerebbe quindi informarsi meglio su questo sport. Ed informare meglio, of course. Uno sport che ora arriverà nelle scuole ed anche nelle università. “Il biliardo è importante sotto tanti punti di vista. Aiuta la concentrazione, la memoria. C’è ragionamento, c’è logica alla base di questo gioco che serve molto ai giovani. E poi, soprattutto, allontana i nostri ragazzi dai pericoli della strada. Non è solo un gioco in sè. Ripeto – sottolinea Romito -, aiuta e stimola la concentrazione, si studiano geometrie e tecniche. Quando ho fatto il corso per diventare istruttore federale, era importante l’educazione fisica, ma era fondamentale anche allenare la mente, avere un contatto con gli psicologi. Il biliardo è un gioco di fisica, matematica e psicologia”. E’ anche uno sport ed un gioco che richiede sacrifici. Economici e non solo. “Ricordo che giocavamo dalle due di pomeriggio fino all’una di notte – sottolinea il maestro -. E’ impegnativo anche dal punto di vista economico. Insomma, richiede tempo e denaro. Ma dà grandi, grandissime soddisfazioni”.

Sandro Romito possiede anche il “termometro” del biliardo in Irpinia e ci dice qual è il suo stato di salute in provincia. “Subito dopo il terremoto del 1980, c’erano oltre 600 iscritti presso la Federazione. In tanti giocavano. Oggi, purtroppo, non ci sono più di 200 giocatori di biliardo in Irpinia. Ma la situazione è in evoluzione, c’è una risalita positiva. Staremo a vedere”. L’Irpinia vuole e deve rimettersi in corsa. Perchè la storia ci restituisce una buona serie di giocatori, campioni locali che si sono fatti rispettare dovunque. Uno tra i tanti è Ernesto Giangregorio, che ha entusiasmato i tappeti verdi di tutto il Paese. “Paradossalmente oggi è più semplice giocare a biliardo, tanti trucchi è possibile carpirli non solo dai vecchi giocatori, come facevamo noi, ma anche da internet. Pensi che noi, all’epoca, non sapevamo neppure cosa fossero i diamanti sulle sponde. Lo abbiamo scoperto nel tempo”. Ecco, il biliardo. Un mondo, insomma. Sport, passione, studio, ragionamento. E tanta aggregazione. “E’ divertimento, divertimento puro. Chi di noi non ha mai preso una stecca in mano?”.

Già, chi…?. In fondo, quel mondo, direttamente o indirettamente, ci appartiene.

Print Friendly, PDF & Email