Magnifico, esperto del settore: “Le startup sono in salute, 2019 anno della svolta. Anche al Sud”

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Roberto Magnifico

La sua pluriennale esperienza in finanza aziendale e mercati finanziari internazionali è al servizio dei giovani. Da diverso tempo. Per fortuna, aggiungiamo noi. Si occupa del mondo delle startup dal 2008. E’ collaboratore in LUISS ENLABS, consigliere di LVenture Group e partner di InnovActionLab. Co-fondatore, angel, advisor e mentor, ha una spiccata focalizzazione su fatturato, internazionalizzazione e crowdsourcing. Ha lavorato a New York, Roma, Londra ricoprendo importanti incarichi nella Lehman Brothers, Banco di Roma, UBS, Barclays Capital e Dresdner Kleinwort Benson. Insomma, è il classico pezzo da ’90.

Roberto Magnifico è vulcanico, te ne accorgi subito. Un fiume in piena, ricco di idee e di energia. Sabato prossimo sarà ad Avellino per l’evento “We Startup”. In terra irpina proverà, innanzitutto, a fornire consigli utili ai giovani imprenditori. “Non ci sono consigli particolari da dare -ci spiega – . Quasi sempre, lo sa stesso chi intraprende quello che occorre per essere un buon imprenditore. Ad ogni modo, credo che ciò che conti più di ogni altra cosa, è avere abbastanza chiaro in mente la meta da raggiungere e la determinazione e la disciplina necessarie per raggiungerle”.

Perché al Sud è più difficile che nel resto del Paese dar vita ad un’azienda?
Nel mio settore, ovvero delle tecnologie digitali, non è più difficile avviare un’impresa al Sud. Bisogna però avere, costruire, intorno a sé, un ecosistema in grado di alimentare una sana imprenditoria in grado di crescere insieme all’impresa ed all’ecosistema stesso. Dalla scuola, agli atenei, alle imprese private locali, alle amministrazioni pubbliche, bisogna fare massa critica, mettere a sistema le risorse, scarse e limitate indubbiamente, soprattutto uscire dai soliti dogmi, ovvero che al Sud le cose non funzionano. Bisogna uscire dai campanilismi, promuovere la diversità, l’interdisciplinarietà, abbracciare il rischio, acquisire un mindset più lontano possibile dall’assistenzialismo a cui siamo stati abituati per troppi decenni e pensare a costruire qualcosa in grande.

In quali settori, in particolare, consiglierebbe di investire?
Prima di tutto cercherei di promuovere lo sviluppo di piccoli circoli di investitori privati. In fondo parliamo di imprenditoria e di investire nei giovani (e non solo), evitare quindi l’approccio del “fare sempre con i soldi degli altri”. Più di un bot, un cct od un btp non mi avvento. Un po’ di mattone se proprio devo, anzi. La verità è che ciò che crea valore e ricchezza in una economia è quando si creano nuove imprese, nuovi posti di lavoro. Ma le nuove imprese, nelle fasi iniziali, hanno bisogno di capitali per crescere e l’unica risorsa sono i capitali privati provenienti, per l’appunto, da investitori privati, soprattutto imprenditori, piccoli, medi o grandi che siano. Ma anche grandi manager e professionisti. Ognuno può apportare non soltanto capitali ma anche conoscenze, reti ed esperienze alle giovani startup.  Per fare questo conviene sempre farlo in gruppo, per mitigare il rischio, ovvero con gruppi di business angel. Investire nelle tecnologie digitali è ormai d’obbligo, soprattutto per le imprese italiane. Permetterà loro di capire come evolvere i propri modelli di business prima che le nuove tecnologie li asfaltino. Non a caso, in Germania il 50% delle PMI investe in startup e nel venture capital. Le tecnologie digitali permettono tassi di crescita molto elevati, non ottenibili in altri settori.

Oggi qual è lo stato di salute delle startup nel nostro Paese?
Lo stato di salute delle startup in Italia è in una fase direi quasi esplosiva. Cominciano finalmente ad arrivare storie di startup che raccolgono dai €5mn ai €20mn e riescono quindi a finanziare la loro crescita anche all’estero. Credo che il 2019 sarà davvero l’anno della svolta. Anche noi come LVenture abbiamo una pipeline di startup in condizioni di poter raccogliere ormai diverse decine di milioni di euro. Per questo motivo lanceremo un “fondo di continuità” di circa €50m. Abbiamo, da sei mesi, iniziato a ricevere telefonate da investitori all’estero che hanno interesse ad avere maggiore visibilità sul nostro portafgolio, mai successo prima. Abbiamo chiuso un accordo di co-investimento con Hatcher, un fondo di VC di Singapore, che co-investe con noi. E’ entrata nel capitale la fondazione Cariplo, un bel segnale per il mercato sia sul nostro lavoro svolto sia per il VC. Inoltre abbiamo un accordo strategico con Cariplo Factory con cui mettiamo a sistema le attività del nostro acceleratore LUISS ENLABS. Tutto è volto a maggiori investimenti e crescita dell’ecosistema. Insomma ce la stiamo mettendo tutta e nuovi annunci ci saranno ancora. Ritengo che lo Stato ora abbia fatto e stia facendo il suo con i benefici fiscali che passano dal 30 al 40% e detrazioni fiscali per il 50% in caso di acquisizioni di startup da parte di imprese. Ora tocca ai privati fare la loro parte.

Cosa fa in particolare il suo acceleratore di imprese?
LUISS ENLABS due volte l’anno accoglie gruppi di startup dopo una selezione che dura circa 2 mesi. La startup deve avere più di un co-fondatore, un “prototipo” di tecnologia, non deve essere necessariamente costituita ancora, non deve necessariamente fatturare neanche, e tantomeno avere un modello di business “cristallizzato”. Una volta selezionata, entra in un programma molto impegnativo che dura 5 mesi. E’ un programma residenziale, la startup riceve €145k in cambio di una opzione sul 9% del capitale. Se termina con successo il percorso accede al Demo Day dove può raccogliere da investitori terzi assieme anche a noi in media circa €500k.

Cosa ne pensa dell’idea di aprire un incubatore o acceleratore di imprese anche ad Avellino?
Incubatori si possono aprire pressoché ovunque. Bisogna però metterci i soldini per farle funzionare e per attirare i talenti necessari con un minimo di esperienza nelle tecnologie digitali. Poi ci vogliono altri soldi per investire nelle iniziative imprenditoriali che meritano di essere finanziate. Aprire un incubatore, o acceleratore meglio ancora, è anch’essa un’attività imprenditoriale, né più né meno. Quindi si può fare ma deve anche essere economicamente sostenibile, ma bisogna trovare le risorse per farlo funzionare. Le autorità locali si devono coinvolgere in qualche modo, mettendo a disposizione spazi e risorse, spesso disponibilii, spesso sotto-utilizzati o non utilizzati affatto. Poi idealmente serve anche l’apporto di qualche impresa locale.

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