“Sapatiello”, l’ambasciatore dei prodotti irpini e leggenda di Avellino. “Noi, tre generazioni di commercianti”

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L’odore delle cose buone ti avvolge fin dall’uscio. Odori e sapori che rincorrono e stimolano i ricordi. Perché alzi la mano chi, da bambino, non ha mai varcato quella porta almeno una volta. Gomito a gomito con la mamma o con la nonna, il papà, lo zio. E’ sempre stato un appuntamento fisso. E lo è tuttora. Sabatiello o Sapatiello, poco importa. Il nome è un dettaglio, perché quella piccola salumeria lungo il Corso di Avellino è un’istituzione da tempo immemore. Tre generazioni di commercianti. Ci sono foto che immortalano “Sabatiello” bombardato dagli americani. Siamo negli anni della seconda guerra mondiale, gli anni ’40. E quella salumeria, definita da tanti – ancora oggi – la “boutique degli alimentari”, era già lì. Carta canta. Negli anni ’50, “Sabatiello” puntava sulla pubblicità. Ecco il testo di un’inserzione pubblicata dal “Tartarino”, giornale del capoluogo: “Da Sabatiello, Corso Vittorio Emanuele 27. Cose sempre… buone, fresche come le rose, bianche come le spose, ‘so muzzarelle… ascosel. Se spendere volete e ben mangiare da Sabatiello occorre sempre andare. Accorrete a rifornivi per il Natale”.

Genialità made in Irpinia. Genialità di ben tre generazioni che si sono succedute al timone della salumeria. In primis, fu nonno Sabatiello, poi il figlio ed oggi il nipote di Sabatiello, ovvero Walter, meglio conosciuto con il soprannome di “Barone”. A 56 anni, è lui saldamente al “comando”. Dei suoi 56 anni, più della metà li ha trascorsi tra il bancone e la cassa dell’accorsato locale. Sempre sorridente, disponibile e pronto alla battuta. “Sapatiello Latticini”, oggi si chiama così, è anche un luogo di incontro, di ritrovo. In Walter, però, c’è una leggera vena di malinconia. “Tre generazioni di commercianti, ormai non siamo più soltanto la storia di Avellino, siamo la leggenda. Ma credo che la leggenda stia per terminare. La salumeria finirà con me. Mia figlia ha altri obiettivi: è all’ultimo anno del Liceo Classico, l’anno prossimo andrà a Milano a studiare Filosofia. Segue, giustamente, i suoi interessi”. Quel giorno, che speriamo arrivi il più tardi possibile, sarà un’altra mazzata per i commercianti storici di Avellino. “Ormai – sottolinea Walter – siamo rimasti in pochi. I veri commercianti di Avellino si contano sulle dita di una mano”. Ironia della sorte, altri due si trovano sulla stessa, identica direttrice di Corso Vittorio Emanuele: la gioielleria Rossano e la pasticceria De Pascale.

Walter ha cominciato a lavorare in salumeria a 25 anni. Ma i suoi ricordi di bambino ruotano, per forza di cose, attorno al locale. “Da piccolo mi facevo accompagnare sempre da mia mamma. Venivo a salutare il nonno e a “sentire” l’aria della salumeria. Mi piaceva tanto. Il nonno è morto giovane, io avevo solo 8 anni. Ma ricordo bene tutto. Il locale era sempre pieno. Molto frequentato soprattutto dai professionisti di Avellino e provincia. A quei tempi si riunivano tutti al Circolo della Stampa o al Bar Lanzara. Prima di tornare a casa, facevano la spesa da noi. Erano davvero altri tempi. La città di Avellino era una sorta di grande famiglia, tutti ci conoscevamo. Non c’era il semplice cliente, c’era un rapporto quasi di amicizia. Era tutto completamente diverso. Oggi si va di fretta, sempre di fretta”.

Nonostante tutto, “Sapatiello” non ha perso la sua caratteristica di locale accogliente, dove i ritmi sono più calmi. Sembra quasi di immergersi in una macchina del tempo, dove è possibile fare un passo indietro. Perché, ancora oggi, Walter i suoi clienti e non, li “coccola”. “Quando la fila è lunga e c’è da aspettare – ci dice – provo sempre a sdrammatizzare, a fare quella battuta che consenta di strappare una risata”. Ma i clienti vengo “coccolati” soprattutto per la grande qualità dei prodotti proposti. Prodotti che, prima di vendere, Walter prova personalmente. “Da pochi giorni, sto proponendo la pasta dell’Antica Maccheroneria di Rocca San Felice. Domenica scorsa ho assaggiato le linguine: la fine del mondo”. “Oggi il cliente è più informato, c’è più cultura culinaria. Quindi, sono più esigenti, come è giusto che sia. E’ quindi ovvio puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Ed io li assecondo puntando soprattutto sull’Irpinia. Guardi, in Alta Irpinia abbiamo prodotti meravigliosi, purtroppo ai più sconosciuti”. Walter ce ne fa vedere un bel po’. E’ un “trionfo” di prelibatezze.

Stringe tra le mani un pacco di biscotti, sono gli amaretti di Caposele. O meglio, “Il pasticcetto, l’amaretto di Caposele”, prodotto dall’azienda “Biscotti di San Gerardo”. “L’amaretto – spiega Walter – è un biscotto tipico di Caposele inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali dal ministero delle Politiche Agricole e Forestali, perché realizzato nel rispetto dell’antica ricetta con nocciola, zucchero e uova”. Ed ecco, ancora, la “Matassa” di Caposele, fiordilatte e caciocavalli di Vallata, prodotti di mucca, pecora e capra di Montella. “I prodotti irpini non hanno nulla da invidiare a quelli di Toscana, Umbria e via dicendo. Il mio obiettivo è quello di valorizzare, il più possibile, il prodotto irpino. E, devo dire la verità, oggi c’è una grande richiesta in tal senso dai clienti. Cerco sempre di lanciare i nostri prodotti, come ho fatto, ad esempio, con “La pasta del senatore Cappelli” o il pane con farina Saragolla. Sono soddisfatto in tal senso, perché ho sempre incontrato il favore dei clienti”.

Walter cura tutti i dettagli. Per lui anche l’immagine è importante. Per gli allestimenti della vetrina, sempre originali, si è ad esempio affidato ad un artista molto bravo, ovvero Antonio Del Franco. “Ha sempre delle idee innovative che piacciono molto a tutti. La vetrina è un altro nostro piccolo, grande vanto”. Vetrina e prodotti di alta qualità attirano clienti non solo di Avellino e provincia. “Il sabato pomeriggio viene tantissima gente anche da Napoli e Salerno. Ed io mi prendo le mie piccole soddisfazioni, mi fanno i complimenti perché il locale è fornito e per la qualità di quello che propongo”. Dietro a tutto questo, oltre alla competenza di Walter e la passione, ci sono tantissimi sacrifici. “E una vita molto dura quella del commerciante. Mi alzo alle 6, sono al negozio alle 7.30 e non c’è un orario fisso di chiusura, perché possono venire persone anche dopo le 14, cose che accade quasi sempre, visto che gli uffici chiudono a quell’ora. Noi dobbiamo essere sempre presenti e disponibili. Di pomeriggio riapro alle 17 e non vado via mai prima delle 21. Riesco a stare con la mia famiglia soltanto la domenica”.

Anche Walter riscontra il ritorno alle piccole salumerie, alle salumerie sotto casa, di vicinato. “La gente sta ritornando ad acquistare da noi in maniera importante. Lo fa perché vuole il prodotto giornaliero. Di solito, quando si fanno grandi spese, alla fine si corre il rischio di prendere solo roba superflua, vai a casa e non hai la materia prima per mangiare. La gente è diventata più furba, forse sarà la crisi. Invece qui, giornalmente, si acquista il necessario: dal pane agli affettati e non si fanno più grosse spese senza senso, cosa importante soprattutto per chi non ha una famiglia numerosa. E poi, c’è la qualità, ed è la cosa più importante, perché è difficile trovare grande qualità nella grande distribuzione”. Walter è una persona con i piedi ben piantati a terra, con idee innovative e sempre pronto a “studiare” per servire al meglio la propria clientela. Se tutto questo, poi, lo fondi con i tanti ricordi ed aneddoti che spesso ti racconta, il gioco è fatto. Se ti parla del soffritto, ad esempio, riesci anche a sentirne l’odore. “Mi ricordo che lo preparavamo a casa. Poi, ancora caldo, io e mia madre lo portavamo qui, al locale. E c’erano le persone che lo aspettavano, in trepidante attesa. La salumeria si inebriava con l’odore di quel soffritto, un soffritto con la S maiuscola”.

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