Michelangelo Ciarcia e parte della stampa irpina: questione di affetto e di affettati

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Una questione di affetto, e di affettati, tra Michelangelo Ciarcia – amministratore delegato dell’Alto Calore – ed una parte della stampa irpina. Questione di amorosi sensi, prosciutti e acqua. Non passano più di sette giorni che il buon Ciarcia non finisca su un giornale online a pontificare sul suo “miglior prodotto”. Che, purtroppo, non è l’affettato suddetto, il prosciutto, ma il “miracolo” Alto Calore. Senza particolare contradditorio, l’imprenditore che ha fatto più politica che impresa (impegnato da circa 20 anni nelle fila Dc-Ds-Pds-Pd prima come sindaco di Venticano, poi come tesoriere del partito), dispensa sul giornale perle di saggezza sull’Alto Calore dimenticandosi, però, che la società che gestisce l’acqua pubblica in Irpinia e Sannio, è sull’orlo del fallimento. Forse, o molto probabilmente, per responsabilità che, in parte, sono da addebitare anche a lui, visto che nell’Alto Calore, non da ad, c’è da diverso tempo. Mentre parla di acqua, sul giornale escono i prosciutti. O meglio, esce la pubblicità della sua azienda in bellissima evidenza. Che sia un invito a degustare i prosciutti con l’acqua, chiara, fresca e limpida, dell’Irpinia? Ma magari. L’immagine degli insaccati è anche bella, ma fa un po’ specie che il Ciarcia-pensiero sia predominante da un po’ di mesi a questa parte. Ben vengano i prosciutti, pardon, ben venga Ciarcia. Ma il contradditorio?

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