Simone, il social media manager irpino sale in bici. Arriverà in Albania per dire no al razzismo

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Simone Luce

Non è il suo primo viaggio. Su Vimeo c’è un suo bellissimo video girato in Marocco. Già, il Marocco. Ecco cosa dice a tal proposito il “nostro” Simone Luce, social media manager, in un’intervista rilasciata alcuni mesi fa a “Rolling Pandas”. “In Marocco ho vissuto una delle esperienze più belle mai vissute fino ad ora, ho percorso 2 giorni in viaggio su di un piccolo bus solo per potermi distendere in piena notte sulla sabbia gelida del deserto e osservare lo spettacolo che le stelle regalano in posti in cui non c’è inquinamento luminoso”.

Forse basterebbe questo a presentare Simone che, tra qualche giorno, si appresta a vivere una nuova “avventura”: un viaggio in bicicletta di circa 2200 km in solitaria. Attraverserà l’Italia da Sud a Nord fino ad arrivare in Albania. Partendo da Santa Lucia di Serino, provincia di Avellino.

“Durante il tragitto – ci spiega – preleverò della terra che porterò con me fino al rientro in Italia, mi servirà per piantare una piccola piantina, l’obiettivo di questo gesto è dimostrare che sulla Terra siamo tutti uguali e che tutti, indistintamente dalla nazionalità di provenienza, possiamo dare lo stesso contributo. Apparteniamo alla Terra, prima ancora di appartenere a una singola Nazione. Personalmente faccio fatica ad arrendermi all’idea che debba venire un popolo prima di un altro, siamo tutti ospiti dello stesso luogo e dovrebbe esserci maggiore cooperazione da parte di tutti. Il mio viaggio, appunto, mira a scardinare un po’ questi concetti e dimostrare che “il mondo non è finito” come ci dicono, ci siamo semplicemente chiusi in noi stessi.

Quando le è venuta in mente questa idea. E perché?
Sognavo questo viaggio da svariati anni, sono idee che ho sempre avuto in mente ma che non ero pronto a comunicare a tutti, fa tutto parte di un percorso interiore iniziato anni fa. Il motivo è un po’ quello detto in precedenza.

Crede che gli episodi di razzismo in Italia siano in aumento? i dati dicono di no…
Che parte dell’Italia si sia scoperta intollerante e poco disponibile nei confronti di persone di altre nazionalità non lo sostengo solo io, molto spesso salgono alla cronaca episodi di razzismo molto preoccupanti. Credo che lentamente qualcosa sia cambiata negli ultimi 10 anni, quello che a me spaventa è il trend che si sta prendendo.
Ovviamente però non voglio generalizzare, perché credo anche, in base ad avvenimenti a me vicini, che ci sia una bella fetta di persone, sopratutto giovani, che come me condannano ogni forma di razzismo.

Crede che la sua iniziativa possa dare un contributo contro il razzismo?
Certo, ne sono convinto. La mia iniziativa non deve essere vista come una singola iniziativa che nasce e muore in un “breve” lasso di tempo, credo debba essere una base su cui partire per sviluppare anche altri progetti. In questo mi sento già di aver vinto, perché in queste ultime settimane ho avuto modo di parlare con tante persone e in moltissimi mi hanno dato appoggio e incoraggiato a proseguire questa battaglia, sintomo che le persone attendevano iniziative su questo tema, sono certo che alla fine di questo viaggio si creerà qualcosa di ancora più grande per dare un contributo ancora maggiore a questo tema.

Secondo lei l’Irpinia è razzista?
No, assolutamente. Non potrei mai generalizzare cosi e schernire il cuore grande degli Irpini. L’Irpinia appartiene all’Italia, quindi come in qualsiasi regione, Stato e provincia, ci sono persone che mettono davanti l’interesse del “proprio popolo” e altre che invece sono contro qualsiasi forma di razzismo.

Lei ha fatto il cammino di Santiago, come mai ha deciso di utilizzare la bici questa volta?
Sono un amante del viaggiare lentamente, ti permette di vedere e apprezzare cose che con altri mezzi non riusciresti a vedere. La bici è una mia vecchia passione che negli ultimi anni avevo un po’ abbandonato ma che ora ho ripreso, quando ho pensato a questo viaggio per un attimo ho pensato a come realizzarlo, se in bici o a piedi, alla fine la scelta è venuta da sola e ho optato per la bici perché, a differenza del camminare a piedi, è un mezzo su cui sono meno allenato e questo mi piaceva, mi piaceva perché vorrei tanto dimostrare che più che il mezzo e l’allenamento, a spingerti sono le motivazioni.

Quando ha parlato della sua idea a familiari ed amici, come l’hanno presa?
Ammetto che inizialmente non è stato semplice spiegarlo, il primo pensiero andava subito alla distanza da percorrere e quindi alle preoccupazioni che questo comportava, dopo un po’ però si sono soffermati sul messaggio che volevo lanciare. Ora la preoccupazione c’è sempre, ma sono più sereni nel sapere che sto lottando per un mio ideale e per questo ho pieno appoggio.

Cosa si aspetta di concreto dalla sua iniziativa?
È difficile per me dire cosa mi aspetto, questo perché sono successe tante cose inaspettate in questo periodo che davvero non riesco più a fare previsioni. Ho ricevuto telefonate a casa da persone che non mi conoscono direttamente, ho ricevuto tanti messaggi di solidarietà sui social, persone che via social mi hanno offerto aiuto e hanno fatto appello ai loro amici sparsi nei Paesi in cui passerò per fornirmi aiuto. Ecco, faccio fatica a dire cosa mi aspetto, quello che posso dire è che farò in modo di fornire a tutte queste persone che hanno mostrato vicinanza alla causa un motivo per non deluderli e di fare in modo di fornirgli sempre le mie energie per combattere insieme questo fenomeno.

Porterà un po’ di Irpinia in giro?
Porterò sempre con me un po’ di Irpinia in giro per il mondo!

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