Non c’è lavoro, Campania ha perso 100mila giovani in 10 anni. Metà sono laureati

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Mancanza di lavoro, negli ultimi dieci anni la Campania ha perso quasi 50mila giovani con un alto livello d’istruzione che hanno deciso di trasferirsi in un’altra regione, preferendo quelle del Nord e del Centro a quelle del Sud. Questo dato va sommato agli oltre 50mila ragazzi di età compresa tra i 20 e i 34 anni e un livello d’istruzione medio o basso che hanno lasciato la Campania per trasferirsi altrove in Italia e ai 10mila giovani che hanno scelto l’estero, per un totale di oltre 100mila persone.

E’ la fotografia dell’emigrazione giovanile regionale scattata dall’Istat nel rapporto annuale 2019 presentato oggi a Montecitorio. Nel periodo 2008-2017, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, le regioni italiane con il peggiore saldo migratorio giovanile interregionale, hanno perso complessivamente 282mila giovani, l’80% dei quali con un livello d’istruzione medio o alto. Al Nord, i saldi netti sono invece positivi, in particolare per Lombardia ed Emilia Romagna, dove si sono trasferiti 175mila giovani provenienti da altri territori. In totale sono 483mila i giovani che hanno percorso la traiettoria Mezzogiorno-Centronord tra il 2008 e il 2017, contro i 174mila che hanno percorso la traiettoria opposta.

“Lo sviluppo del capitale umano – sostiene l’Istat – comporta dei costi, non solo monetari, che vengono sostenuti a livello individuale, familiare e sociale sul territorio. Cedendo risorse qualificate, senza altrettanto riceverle, il Mezzogiorno vede fortemente limitate le proprie possibilità di sviluppo”. I cittadini italiani che si sono trasferiti all’estero nel decennio preso in considerazione dall’istituto di ricerca sono stati 420mila ma in questo caso le migrazioni internazionali di ragazzi qualificati, per lo più laureati, riguardano principalmente le regioni settentrionali. Se la Lombardia ha ceduto 24mila giovani, la Campania ne conta 10mila, trasferitisi principalmente in Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia ma anche Stati Uniti e Australia.

Le ragioni di queste migrazioni vanno chiaramente ricercate nel mercato del lavoro. I sovraistruiti vivono principalmente al Nord ma nel Sud sono aumentati in 5 anni del +4,4% contro il +0,9% del Nord. Però il valore più contenuto dei sovraistruiti al Sud nelle regioni meridionali “piuttosto che corrispondere a una situazione di vantaggio dei laureati in questi territori – si legge nella relazione annuale dell’Istat – sembra il frutto di una minore presenza tanto della domanda quanto dell’offerta di lavoro qualificato”, che si associa anche “a tassi di occupazione piu’ bassi”. L’istituto di ricerca parla di “profonde differenze strutturali” tra le regioni italiane per quanto riguarda la relazione tra offerta e domanda di lavoro qualificato “con effetti notevoli in termini di divergenze, squilibri e difficoltà di valorizzazione del capitale umano”.

Nelle professioni qualificate, il Sud non è ancora riuscito a tornare ai livelli pre-crisi. Nel 2018 è occupato il 44,5 per cento della popolazione del Mezzogiorno tra 15 e 64 anni (-1,5 punti rispetto al 2008), a fronte del 66,1 per cento nel Centro-nord (0,5 punti in piu’), con un divario territoriale che sale da 19,6 a 21,6 punti percentuali. In altri termini, scrive l’Istat, “per raggiungere il tasso di occupazione del Centro-nord il Mezzogiorno dovrebbe avere milioni di occupati in più”.

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