Pelle, la produzione rallenta (-4,6%): concia in crisi d’identità anche a Solofra

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Per la pelle italiana si è chiuso un 2018 stagnante, mentre il primo trimestre 2019 ha mostrato segni di rallentamento (produzione -4,6%) e le prospettive non sono incoraggianti a causa dell’affaticamento di un po’ tutti i settori clienti (calzatura in particolare) e della contrazione dell’automotive.

Fattori congiunturali che riflettono quella che si configura come una crisi d’identità per il settore, costretto ad abbandonare modelli e sicurezze dati per scontati. La conceria è, ormai, una realtà sartoriale con un grado di customizzazione eccessivo e ciò rende difficile una programmazione che dia la possibilità di individuare rendimenti di scala. Lo rende noto, in un comunicato, l’Unic – Concerie Italiane, la più importante associazione mondiale del settore. L’associazione di categoria rappresenta e promuove un settore composto da 1.200 imprese, occupa più di 17.000 addetti e fattura circa 5 miliardi di euro, oltre il 70% dei quali derivano dall’export in 122 Paesi.

Domani (mercoledì 26 giugno) a Milano, presso l’Università Bocconi, si terrà l’Assemblea annuale di Unic. L’Assemblea si propone l’obiettivo non solo di presentare lo stato economico di un tessuto industriale caratterizzato da una radicata struttura distrettuale dove convivono piccole/medie imprese e gruppi integrati a livello internazionale. Sarà, infatti, un’occasione di condivisione dei temi di maggior attualità per la pelle italiana, che rappresenta il 65% della produzione europea ed il 22% del valore della produzione mondiale.

L’Assemblea Unic, infatti, si configura come una tavola rotonda coordinata dalla giornalista Maria Concetta Mattei e che coinvolgerà la Giunta di Presidenza dell’associazione in un dibattito che dall’analisi della congiuntura in atto approfondirà l’approccio sostenibile della conceria italiana; il suo modo di affrontare ricerca, innovazione e formazione; l’importanza della pelle per i clienti e la necessità di comunicarne in modo nuovo e più efficace un’identità green e circolare che il settore rivendica con orgoglio, recuperando uno scarto dell’industria della carne e, a loro volta, trasformando i residui delle proprie lavorazioni in altri materiali.

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