Dal fascismo ad oggi: la missione impossibile del turismo nell’ultimo libro di Stroffolino

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Montevergine

“L’obiettivo della politica turistica non può essere solo di aumentare il numero di turisti; ma deve tendere con ogni mezzo a prolungarne il periodo di soggiorno presso di noi e ad invogliarli all’acquisto e al consumo dei prodotti della nostra agricoltura, della nostra industria, del nostro artigianato. Ecco perché è necessario specializzare le varie manifestazioni e valorizzare e potenziare le nostre stazioni di cura”. Il 18 agosto del 1937 l’allora Direttore del “Corriere dell’Irpinia”, Giovanni Sagliocca, vergava un articolo che sembra scritto ieri.

Sono passati più di 80 anni e il turismo, oggi come allora, resta una grande occasione persa, un rimpianto. Il filo rosso con il passato ha guidato la meticolosa attività di ricerca di Daniela Stroffolino, contenuta nella sua ultima pubblicazione “Quell’industria del forestiere…in Irpinia” (Delta 3 Edizioni).

Il libro dell’architetto e dottore di ricerca in Storia e critica dell’Architettura, che in passato ha curato diverse pubblicazioni di iconografia urbana tra il XV e il XIX secolo, raccoglie articoli che vanno dal 1920 al 1945, in pieno regime fascista. La sua fonte, unica testimonianza editoriale del Ventennio, è stata il “Corriere dell’Irpinia”.

Il lavoro di Stroffolino è un excursus che va ulteriormente indietro nel tempo, risalendo, come scrive Cesare de Seta nella presentazione, ai veri pionieri della scoperta dell’Irpinia, a cavallo tra la Campania Felix e la via per le Puglie. E’ agli inizi del Settecento che l’Europa inizia a scoprire l’Irpinia. Basti pensare alle traversate di George Berkley nel 1718, affascinato dall’agricoltura locale, o a Johan Hermann von Riedesel che, cinquant’anni dopo, resta entusiasta dalla campagna che conduce ad Ariano.

L’architetto avellinese, nel consultare le pagine del giornale di quell’epoca, è rimasta colpita dalla frequenza di scritti dedicati al paesaggio irpino e al turismo. “Anche allora – racconta – c’erano intellettuali illuminati che vedevano nel turismo uno sviluppo possibile”.

Una sfida ancora attuale, anche se il ritardo accumulato negli anni rischia di rivelarsi fatale. “E’ sconcertante – aggiunge l’autrice – che, nonostante di turismo si parli di fatto da sempre, luoghi simbolo come il Laceno o Montevergine restino delle eterne incompiute”.

Il libro, che ha una sua evidente e spiccata valenza storica, nasce anche con l’obiettivo di risvegliare gli animi (e le coscienze) e di ridare slancio e nuova linfa al progetto di sviluppo turistico in Irpinia. “Non era mia intenzione – aggiunge ancora Stroffolino – ricordare le bellezze architettoniche da visitare, né analizzare la situazione turistica attuale. L’attualità degli articoli selezionati deve essere uno sprone a mettersi in moto, a disegnare un progetto di sviluppo duraturo”.

Aperto dall’introduzione di de Seta, storico dell’Architettura e saggista, il testo parte dal paesaggio irpino descritto dai viaggiatori del Grand Tour fra Settecento e Ottocento, per poi svilupparsi lungo le prime “attenzioni” del Club Alpino Italiano, la sfida delle guide turistiche, il ruolo strategico di strade e collegamenti e il sistema alberghiero.

Una lettura consigliata a chi, per ruolo e competenze, è chiamato a disegnare lo sviluppo turistico dell’Irpinia ma anche a quanti, magari da semplici cittadini, visitatori e residenti, vogliono conoscere e capire meglio le dinamiche legate alla crescita di un territorio che, nonostante le importanti potenzialità, fatica a individuare una prospettiva possibile.

E partire dal passato, da quanto immaginato in anni difficili per la nostra provincia e per l’intero Paese, può essere la giusta chiave di lettura per guardare al futuro con più convinzione e ottimismo e, soprattutto, con le idee più chiare.

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