“Resto al Sud”, la svolta: agevolazioni e fondi anche al popolo delle partite Iva

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Resto al Sud“, la svolta: agevolazioni e fondi anche al popolo delle partite Iva. È attesa a giorni, infatti, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che estende ai professionisti la possibilità di accedere ai contributi della misura. Il provvedimento che contiene l’ampliamento della platea dei beneficiari anche a chi ha tra i 18 e i 45 anni, fornisce le prime indicazioni per il popolo delle partite Iva. Si punta alla diversificazione delle attività.

“Resto al Sud”, inizialmente nata per le sole imprese, concede attraverso Invitalia, gestore della misura, un cocktail di contributi nella formula del fondo perduto (35% degli investimenti) e finanziamento agevolato (65%): degli iniziali 1,2 miliardi oggi ce n’è circa uno a fronte delle 11.653 domande in compilazione, 8.534 presentate e 3.512 approvate, secondo i dati Invitalia aggiornati al 1° agosto. È rivolto esclusivamente agli under 46 del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) senza un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e che non abbiano la titolarità di un’attività di impresa in esercizio alla data del 21 giugno 2017. La legge di Bilancio 2019 prima, e questo provvedimento poi, hanno ampliato la possibilità di accedere ai contributi ai lavoratori autonomi, comprese le società tra professionisti.

Si tratta sia di quelli iscritti agli Albi che delle professioni non ordinistiche ma con la clausola della diversificazione delle attività. Il requisito per lo svolgimento di attività libero-professionali, spiega il decreto, è di «non essere titolari di partita Iva per l’esercizio di un’attività analoga a quella proposta nei dodici mesi precedenti la presentazione della domanda di agevolazione». Come già anticipato quindi, è confermata la linea di diversificare le attività professionali, escludendo l’accesso ai benefici alla titolarità “nei dodici mesi precedenti la presentazione della domanda di una partita Iva associata a un codice Ateco identico, fino alla terza cifra delle attività economiche, a quello corrispondente all’attività oggetto di domanda di ammissione alle agevolazioni”.

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