La sfogliatella dell’irpina Carmen Vecchione tra le più buone d’Italia

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La sfogliatella dell’irpina Carmen Vecchione tra le più buone d’Italia. “Dolciarte” di Avellino, infatti, è salita sul podio, classificandosi tra i primi cinque, nell’ottava edizione del “Santarosa Pastry Cup“, la kermesse gastronomica organizzato da Nicola Pansa, Antonio Vuolo e Tiziana Carbone per celebrare la sfogliatella e che ha riunito in Costiera Amalfitana il gotha della pasticceria internazionale. Al primo posto Galileo Reposo (Peck, Milano).

Con “La Saint Rose”, il pasticciere milanese si è piazzato al primo posto davanti a Giacomo Besuschio (Pasticceria Besuschio, Abbiategrasso), Vincenzo Faiella (Pasticceria Generoso, Ercolano), Salvatore Gabbiano (Pasticceria Gabbiano, Pompei) e Carmen Vecchione (Dolciarte, Avellino). I 5 finalisti hanno sottoposto le loro personali interpretazioni della Santarosa alla valutazione di una giuria composta da nomi illustri del settore: Gino Fabbri, Paolo Sacchetti, Yann Duytsche, Sal De Riso, Nicola Pansa, Alfonso Pepe, Natale Giunta, Mauro Bochicchio e Eleonora Cozzella.

La premiazione si è tenuta nella chiesa di Santa Rosa (Santa Maria di Grado), annessa all’omonimo Monastero. Il tema scelto quest’anno era “La Santarosa… Sciantosa”, chiedendo ai finalisti in gara di declinare un must della tradizione dolciaria campana, destrutturandolo nella forma ma lasciandone invariata l’identità, arricchendola con un quid dal sapore francese, un elemento che fungesse da trait union tra Conca dei Marini (il borgo marinaro dove è nata la Sfogliatella), la Parigi della della Belle Epoque con la moda dei Café-Chantant e la Napoli di fine Ottocento dove la chanteuse parigina si trasformò nella “sciantosa”, una donna ammaliatrice e seducente, icona di stile e charme, affascinante d’aspetto, aggraziata nel portamento e misteriosa nello sguardo.

Proprio come la Sfogliatella Santarosa, un dolce dalla croccantezza accattivante e dalla piacevole armonia di sapori che all’ombra del Vesuvio, incontrando i gusti dell’epoca, vestì i panni della sua versione “riccia”.

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