Apprezzava l’Irpinia e ne parlava volentieri. Squinzi, un galantuomo ed un grande imprenditore

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La partecipazione di Squinzi all'assemblea di Confindustria Avellino nel 2013

Ringrazio questo benedetto, e stramaledetto, mestiere, ringrazio questo benedetto e stramaledetto giornale, perché, tra le tante cose, mi hanno dato l’opportunità di conoscere e intervistare Giorgio Squinzi. Non voglio “celebrarmi”, ma voglio ricordare il galantuomo che era Squinzi. Lui, come pochi, non era snob, non guardava tutti dall’alto in basso, “male” ricorrente tra le persone note di questo stramaledetto Paese. Lui, a differenza di politici da quattro soldi – ahinoi, quanti ne abbiamo conosciuti e quanti ne conosciamo – parlava e rilasciava spesso interviste anche a giornali “locali” come questo. Rispondeva sempre alle nostre telefonate e alle nostre richieste di rilasciare dichiarazioni. E, dalle interviste, traspariva, netto, l’interessamento per l’Irpinia e per la provincia di Avellino.

Era un vero galantuomo, Squinzi. Anche in privato. Perché lui, a differenza di tanti, rispondeva anche ai messaggi di auguri che un giornalista di “provincia”, come il sottoscritto, gli inviava. Un signore vero, un grande senso del dovere, una grande conoscenza dei territori. Tutte caratteristiche che furono palesi quando, il 1° ottobre del 2013, da presidente di Confindustria nazionale, partecipò all’assemblea provinciale di Confindustria Avellino.

Ne ho conosciute davvero poche di persone così. Per lui non esisteva un’Italia di serie A e un’Italia di serie B. Per lui non esisteva un’economia più forte ed una più debole. Guardava e conosceva il Paese a 360°. Ci mancherà, Presidente; ci mancherà davvero molto. Troppe mezze tacche sono rimaste oggi, nessuna sicuramente degna di Lei.

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