La cessione del credito: il ruolo dell’anticipo fattura nella gestione finanziaria delle imprese

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Lavoro

L’anticipo fattura come strumento di finanziamento delle imprese: l’importanza del merito creditizio nella scelta tra cessione pro-solvendo e pro-soluto

Uno degli aspetti che maggiori criticità può generare per la gestione aziendale è la mancanza di liquidità. La cattiva gestione dei flussi di cassa, unita con tempi di pagamento delle fatture sempre più lunghi, potrebbe causare problemi di non poco conto alle aziende, alle prese con le continue scadenze. Come se non bastasse, una gestione finanziaria poco accorta, può rappresentare un ostacolo insormontabile agli investimenti e, quindi, alla crescita aziendale. Il sistematico ricorso all’indebitamento per finanziare spese di investimento, soprattutto se di breve termine, rischia di ingessare oltremodo la struttura aziendale facendo peggiorare lostanding creditizio. L’utilizzo della leva finanziaria assume quindi un valore sempre più importante nella gestione delle imprese, anche se di piccole dimensioni e, normalmente, un compito così arduo difficilmente può essere gestito dal personale aziendale o, per esempio, da un contabile. Tralasciando le aziende il cui core business sia concentrato solo verso la Pubblica Amministrazione (anche perché in questo caso le criticità aumentano sensibilmente), anche nel settore B2B i tempi di pagamento spesso rischiano di allungarsi sensibilmente. E maggiori sono i tempi di pagamento dei clienti, maggiore sarà il bisogno di ricorrere alla leva finanziaria per sostenere la produzione aziendale. L’obiettivo ultimo è da rintracciarsi unicamente nella necessità di programmare (e al limite prevedere) l’andamento del cash flow per evitare di incorrere in situazioni di criticità.

Anticipo fattura e cessione del credito, strumenti di programmazione dei flussi di cassa

Una delle fonti di finanziamento che le aziende possono considerare, anche se di breve termine, è quello dell’anticipo fattura. Le ipotesi messe in campo dagli istituti di credito sono tantissime così come sono tante le variabili da considerare prima di ricorrere, per esempio, ad una cessione del credito. In questo tipo di operazione entrano infatti in gioco tre figure: oltre al creditore e al debitore, ovviamente, occorrerà considerare il ruolo dell’istituto di credito che eroga l’anticipazione. I soggetti che entrano in gioco nel factoring, per esempio, sono:

  • il creditore cedente: è tipicamente l’azienda che cede il credito a fronte di un corrispettivo;
  • il debitore ceduto: l’impresa debitrice, il cliente verso il quale abbiamo emesso una fattura ancora insoluta;
  • il factor: l’istituto che anticipa una determinata somma al creditore cedente.

L’operazione, se genera indubbi vantaggi per il creditore cedente, ha ovviamente dei costi che le aziende dovranno necessariamente mettere in conto ma che comunque non saranno mai maggiori dei vantaggi che potranno derivare dall’anticipo di liquidità, sempre più importante per garantire non solo la copertura della posizione debitoria ma, soprattutto, gli investimenti aziendali. L’operazione potrebbe sembrare semplice ma, di fatto, entrano in gioco dei livelli di complessità che potrebbero rendere non del tutto banale la scelta. Innanzitutto occorrerà considerare due ipotesi alternative, quella della cessione pro-solvendo e quella della cessione pro-soluto. Scelta che inciderà ovviamente sui costi finanziari (e amministrativi) dell’intera operazione. Nel primo caso, infatti, a farsi carico del credito resta il creditore cedente: l’azienda creditrice incasserà una somma maggiore dall’anticipazione della fattura ma sarà comunque responsabile del mancato pagamento da parte del debitore. In questo caso la tutela maggiore è in favore del factor che, di fatto, si limita ad anticipare denaro in cambio di un corrispettivo: si tratta, in buona sostanza, di una forma di finanziamento. Nel secondo caso, ovvero nel caso della cessione pro-soluto, è il factor ad assumere in toto la responsabilità dell’eventuale mancato pagamento del debitore. In questo caso, oltre ai maggiori costi amministrativi e finanziari, il creditore incasserà una somma inferiore e, soprattutto, dovrà “sottostare” alla valutazione dello standing creditizio. In sostanza, prima che l’istituto deciderà se procedere con la cessione pro-soluto, valuterà il merito creditizio del debitore ceduto anche al fine di valutare il rischio derivante dalla possibilità di non incassare il credito. Chiaramente, entro certi limiti, la valutazione del merito creditizio del debitore ceduto darà luogo a maggiori costi finanziari. Superati certi livelli, però, il rischio è che il factor non accetti la cessione pro-soluto limitandosi, solo se la valutazione del merito creditizio del creditore cedente dovesse risultare positiva, a concedere la cessione pro-solvendo. È evidente, quindi, quanto risulti determinante l’accorta valutazione di quest’ultimo aspetto. L’analisi del merito creditizio (sia del creditore cedente che del debitore ceduto) rappresentano la variabile forse più importante del’intera operazione.

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