Lauro e Ariano Irpino, la loro “resistenza” è scritta nella storia

0
853

Questione di dna, molto probabilmente. O di posizione geografica: entrambe si trovano su due confini. Fatto sta che, negli ultimi 20-25 anni , le popolazioni che oggi in Irpinia sono “zone rosse” a causa del coronavirus,  son quelle che hanno vissuto momenti di cambiamento importanti, per alcuni periodi,  e stagioni di “lotta”, uscendone il più delle volte vittoriose. La resistenza o resilienza è dunque scritta nella storia di queste due comunità, nella storia di Lauro ed Ariano Irpino.  Il che fa senza dubbio ben sperare.

Nel 1994, insieme a diversi altri colleghi, seguivo con passione la “primavera” di Lauro, una stagione politica e di riscatto civile che è durata troppo poco ma che, forse, ha lasciato comunque qualche germoglio, segnali di rinascita. In quegli anni (vicesindaco l’attuale presidente del Parco del Partenio, Franco Iovino), l’assessore alla Cultura, ad esempio, era Sebastian Amelio, oggi importante dirigente del Miur. Persona perbene, di grande competenza. In quel periodo, di Lauro si parlava sempre in bene. Si mettevano su iniziative di grande spessore culturale, lo splendido Castello Lancellotti era diventato il fulcro della cultura non solo irpina. Altro che camorra e faide, Lauro pian piano rinasceva.

A Lauro ci sono poi tornato una maledetta sera, quella del 5 maggio del 1998. Era franata la montagna di Quindici ma, con i colleghi de “Il Mattino”, ci ritrovammo prima a Lauro, in piazza.  Gli abitanti del posto, ed anche alcuni imprenditori, si diedero subito un gran da fare per gli amici della comunità quindicese, ubicata a due passi.

Pochi mesi fa, mi sono occupato dello splendido Liceo Musicale “Umberto Nobile-Roald Amudsen”, un fiore all’occhiello non solo per Lauro. Insomma, che bel popolo in quella zona d’Irpinia ai confini con Napoli. Un popolo con la schiena dritta e con grande passione civile. Un giorno, non solo il Covid-19, ma anche la camorra sarà un lontano ricordo.

Altro confine, questa volta con la Puglia. Era, se non ricordo male, il 2004. La città del Tricolle cominciò a ribellarsi contro la discarica di Difesa Grande, la più grande d’Europa, che “accoglieva” i rifiuti di tutta la Campania (e forse non solo): un’autentica vergogna, frutto di scellerate scelte politiche. Fu una grande battaglia di popolo, in piazza scesero proprio tutti: studenti, commercianti, la Chiesa. La quale, anzi, ebbe un ruolo molto importante.

Ho seguito, sempre per lavoro, l’intera vicenda. Anche allora c’erano i posti di blocco. Ma creati dai cittadini, per impedire che i camion pieni di immondizia si recassero a Difesa Grande. Inoltre, lì, ai posti di blocco,c’era tante gente e la sera di mangiava tutti insieme. Era un unico, grande popolo, che lottava. E che vinse, la “grande difesa” ebbe i suoi effetti.  Difesa Grande fu chiusa. Al diavolo i rifiuti e gli affari d’oro, sporchi, dei pochi.

Oggi, come allora, sono sicuro che Ariano Irpino (come Lauro) ne uscirà vittoriosa. Con la sua determinazione e la sua gente sempre aperta e disponibile.  Ma mai disposta a indietreggiare di un millimetro. Nessuno potrà mai abbattere il muro della “grande difesa”, il muro del Tricolle. L’Irpinia tutta rialzerà la testa.

Print Friendly, PDF & Email