Covid-19, l’Irpinia perde oltre 300 imprese. Non succedeva dal 2003

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Covid-19, l’Irpinia perde oltre 300 imprese. Nel primo trimestre del 2020, infatti, 618 nuove iscrizioni e 952 cessazioni con un saldo negativo pari a 334 unità che rappresenta uno dei peggiori risultati dal 2003 ad oggi nello stesso periodo dell’anno.

E’ quanto emerge dall’Osservatorio di Unioncamere e Infocamere che con frequenza trimestrale analizza i dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese italiane attraverso la banca-dati del Registro delle Imprese tenuto con modalità telematica dalle Camere di Commercio.

Gli effetti negativi dovuti all’emergenza sanitaria da covid-19 non si sono fatti attendere sulle dinamiche del sistema delle imprese sia a livello nazionale che locale, manifestandosi in particolare sulla flessione del numero di nuove imprese che hanno risentito delle restrizioni imposte dal governo e dalle istituzioni locali.

In provincia di Avellino, infatti, se analizziamo il numero delle iscrizioni dei primi tre mesi negli ultimi venti anni troviamo una sola volta una cifra inferiore alla presente annualità mentre il livello delle cessazioni nello stesso periodo è di prassi più alto che in altri periodi dal momento che si concentrano a fine anno anche per motivi fiscali le richieste di cancellazioni dal Registro delle imprese.

Il confronto degli indicatori a livello territoriale evidenzia per l’Irpinia una situazione anche più preoccupante che in altre zone d’Italia: il tasso di crescita trimestrale in provincia di Avellino è pari a -0,75%, peggiore sia della media nazionale pari a -0,50% che di quella regionale -0,41% che di tutte le altre province campane (Benevento -0,46%; Caserta -0,23%; Napoli -0,34%; Salerno -0,60%) indicando come nel nostro territorio la situazione emergenziale ha provocato in termini relativi effetti ancora più pesanti sul tessuto produttivo frenando la voglia di fare impresa.

Con riferimento all’artigianato l’andamento è anche più critico: nel primo trimestre 2020 il saldo negativo di imprese artigiane in Irpinia è stato pari a -116 unità (frutto di 101 nuove iscrizioni e 217 cessazioni) con un tasso trimestrale negativo di -1,74%: praticamente una flessione di entità doppia di quella nazionale (-0,84%) e più del doppio di quella della Campania (-0,69%).

Dal punto di vista degli altri settori si confermano tutte le previsioni negative legate all’emergenza sanitaria e alle conseguenti sospensioni delle attività che hanno investito in modo trasversale tutti i comparti economici e che hanno provocato sensibili contrazioni della numerosità imprenditoriale: in provincia di Avellino la flessione delle attività di alloggio e ristorazione nei primi tre mesi del 2020 è pari a -2,1% (settore con il dato peggiore), per il commercio si registra -1,74% per l’industria manifatturiera -1,72%.

Anche l’agricoltura fa segnare un andamento negativo con un tasso di -0,86% frutto di una riduzione di numero di imprese di quasi 100 unità testimoniando che l’impatto della situazione emergenziale investe anche quei settori che non hanno subito l’interruzione dell’attività ma che scontano tutte le conseguenze negative di una economia in forte contrazione.

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