“Gentile direttore, un omaggio per lei”. Dall’Irpinia il vino rosso di Ilaria Petitto a Vittorio Feltri

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Il mondo, lei, lo gira in lungo e largo. E nel mondo, il suo vino è molto apprezzato. Nonostante tutto ciò, alla sua Irpinia, al suo territorio, Ilaria Petitto è molto legata. Da sempre. Sarà sicuramente questo il motivo principale che l’avrà fatta sobbalzare dalla sedia, nel leggere l’articolo un po’ troppo “canzonatorio” nei confronti della provincia di Avellino e della Campania pubblicato dal quotidiano “Libero” mercoledì scorso.

Il tutto parte dalla notizia della sperimentazione, per mezzo di una somministrazione precoce di Taurisolo, ai casi accertati di Coronavirus sotto forma di aerosol. In parole semplici la cura per il Coronavirus potrebbe essere presente in ogni casa, contenuta in un prodotto tanto amato dagli italiani e non solo: il vino rosso. È quanto emerge da uno studio condotto da Guangdi Li ed Erik De Clercq e portato avanti da una ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, dell’università Federico II di Napoli.

A tal proposito, Alessandro Gonzato, autore del “pezzo” incriminato, tra le altre cose scrive: “Che la Campania in fatto di vino faccia notizia è un po’ clamoroso”. Apriti cielo. Ilaria Petitto, titolare dell’azienda vitivinicola “Donnachiara“, con sede a Montefalcione ma, come dicevamo, famosa in tutto il mondo, si è giustamente risentita.

Ed ha così deciso di regalare al direttore di “Libero”, Vittorio Feltri – che di certo non brilla in fatto di simpatia verso i meridionali – una cassa delle tre docg campane: Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi. L’ottimo nettare degli Dei dovrebbe arrivare a Milano lunedì mattina.

Ma la Petitto non si è fermata di certo qui. Il vino, infatti, è accompagnato da una lettera.

Ecco il testo integrale

“Gentilissimo Direttore Vittorio Feltri, prendendo spunto dall’articolo pubblicato su Libero lo scorso Mercoledì 22 Aprile a firma di Alessandro Gonzato “ Una sostanza del vino fa miracoli”Un bicchiere di rosso può stordire il virus” e sperando di farle cosa gradita, Le invio una cassa delle tre DOCG Campane: Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi.

Di seguito, qualche cenno sulla viticultura in Campania. Storicamente definita “Campania Felix” per la fertilità del suolo ed il clima mite, la Campania è oggi uno dei più interessanti territori mondiali, con presenza di veri terroir e una ricchezza di varietà di vitigni locali unica. 

Ma la storia dell’enologia moderna inizia in Campania con l’arrivo degli antichi greci nelle terre, che più tardi prenderanno il nome di Magna Grecia. I Greci trasformano una produzione vinicola puramente domestica in attività commerciale, il momento di massimo splendore per la viticoltura della Campania arriverà durante l’Impero romano. 

Gli antichi vitigni campani sono stati descritti da Plinio il Vecchio, il quale ne ha evidenziato non solo la qualità ma anche la salubrità dei vini prodotti intorno all’area di Napoli e Sorrento: già a quell’epoca, Plinio, descrisse infatti l’Aglianico, il Greco, il Fiano, la Coda di Volpe, l’Asprinio e la Biancolella.  Lo stesso fecero Marziale e Tibullo.  Tali vini campani derivano direttamente dagli antichi vigneti Vitis Hellenica, Aminea Gemina, Vitis Apiana, Aminea Lanata o Minuscola, come può leggere Direttore Lei stesso nella “Naturalis Historia”.

Il gesto di Ilaria Petitto è stato gradito da una vasta platea di persone. Il mondo dei social, in particolare twitter, ha particolarmente apprezzato. Un “sorso” di ironia nei confronti di chi, putroppo, il mondo lo vede e lo vive richiuso tra quattro mura.

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